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Versilia

«I rimborsi in ritardo ci strozzano»

La sede della Croce Verde
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La sede della Croce Verde

Caprili (Croce Verde): costretti a mettere in vendita alcune proprietà

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 VIAREGGIO. «Le due Srl che per legge la Croce Verde ha dovuto formare - quella che si occupa di medicina del lavoro e l'impresa funebre - chiudono sempre in attivo. Dov'è dunque il problema? Nel settore del trasporto ordinario, dell'emergenza e del trasporto sociale». A raccontare il punto di vista del volontariato è Milziade Caprili, presidente dell'associazione: «I rimborsi arrivano con ritardo - anche 120 giorni - e le cifre rimborsate sono ferme da tempo. I trasporti cosiddetti sociali vengono rimborsati con 18,08 euro/ora (ferma dal 2001) e gli istituzionali non di emergenza con circa 26 euro. L'emergenza - per la quale riscuotiamo una quota detta "stand bay" - con 16 euro. Questi due ultimi rimborsi venivano adeguati - diciamo così - con un incremento del 3% sull'anno precedente sino al 2010. Per il 2011 di adeguamenti non se ne sono visti. Quindi: tutto aumenta, il gasolio soprattutto, e noi fermi al palo e con rimborsi che spesso vanno tenacemente inseguiti».  La Croce Verde - ricorda Caprili - «per il rapporto straordinario che con il tempo abbiamo stabilito con la città. E non c'è dubbio che la crisi nei settori più popolari non manca di avere ripercussioni e in una duplice direzione: da una parte diminuiscono le risorse che ciascuno rendeva disponibili per aiutare associazioni come la nostra: dall'altra lo stesso tempo riservato al volontariato - e noi abbiamo, e sono la nostra forza, volontari veri e cioè che non percepiscono niente sotto alcuna forma - risulta contratto dalla impellente necessità, per molti, di "ingegnarsi", di trovare una qualche forma di occupazione anche nel tempo libero. Parlo per noi, per la Croce Verde ma potrei dire anche di molte "piccole" associazioni in difficoltà. Associazioni dalle quali dipendono le condizioni di vita di tanti malati, di tanti portatori di handicap. Senza il lavoro e l'impegno di tutti questi la città sarebbe più brutta, meno civile. Noi facciamo e faremo il nostro dovere».  Su una cosa Caprili ci tiene a fare chiarezza: «I nostri bilanci dicono dello sforzo per finanziare le attività di istituto e per lo sviluppo di iniziative sociali e sanitarie. Lo faremo anche con progetti nel corso del 2012: nessuno pensa che sarebbe possibile vivere asserragliati nel proprio fortilizio. La crisi può essere anche occasione di cambiamento, come ci è stato insegnato. Come nel passato - così si sono affrontati i deficit - metteremo, lo abbiamo già fatto ma il "mercato" è fermo, qualche nostra proprietà in vendita. Si tratta di stabili che abbiamo avuto in eredità da cittadini - e non ringrazieremo mai abbastanza - che si sono ricordati di noi, del nostro lavoro. Tuttavia dovrebbe essere chiaro che così - lo voglio dire con crudezza - non si potrà andare avanti per molto: i beni di famiglia prima o poi finiscono e rimane la famiglia. Abbiamo bisogno di una mano: la chiederemo prima di tutto ed ancora una volta ai nostri concittadini. La chiediamo a chi ha di più e dovrebbe dare di più».  Tra le necessità più impellenti anche quella di un incontro con il sindaco: «Così tra l'altro - annuncia Caprili - gli potremo chiedere perché dobbiamo pagare l'Ici oltre che sui locali dell'impresa e del bar - ci mancherebbe altro - anche su quelli che servono per attività mediche e sociali».  Ma, soprattutto «dovranno essere rivisti i rimborsi pubblici, adeguandoli molto semplicemente alle spese vive. Dette le cose come stanno, dovremo discutere delle possibili soluzioni. Speriamo sia vero quello che scrisse un grande poeta, Holderlin: "Con il pericolo cresce ciò che salva". Speriamo».

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