Il Tirreno

Versilia

Pineta sporca e poco sicura «Recintatela»

Valentina Landucci
Pineta sporca e poco sicura «Recintatela»

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 VIAREGGIO. «Guardate qui, basta riattaccare la corrente: potremmo riaprire, subito, anche stasera». I tavoli sono apparecchiati. Al bancone del bar, vuoto ma in perfetto ordine, manca solo il personale di servizio. Sul fondo la saletta per le cene più intime, con il divano, le poltrone e la tv, aspetta solo di essere occupata. In realtà sono quattro mesi che non ci mette piede nessuno, a parte i titolari alla ricerca di un acquirente.  Il Pino sul Tetto è chiuso e nessuno se lo compra. E non è solo una questione di crisi del settore della ristorazione. Il problema, per il titolare, Augusto Barsotti, è lo stato di abbandono della pineta di ponente. E così Barsotti, a distanza di quattro mesi da quando ha affisso il cartello "cedesi" di fronte all'attività di famiglia, lancia una provocazione: la chiusura e la recinzione controllata della pineta. Barriere per nascondere una vergogna, come la definisce Barsotti che, con il suo «recintatemi nella pineta di ponente», sembra voler coniare uno slogan. Parole che sanno però di sconfitta per chi, nonostante sia alla ricerca di un acquirente, preferisce denunciare lo stato di abbandono e l'inagibilità della zona dove si trova il locale gestito dalla sua famiglia dal 1943.  «A distanza di anni - afferma Barsotti - pur essendomi, vanamente e forse istrionicamente, battuto per la sicurezza, la pulizia, l'esistenza e la praticabilità della pineta di ponente, ho issato bandiera bianca e appiccicato un vergognoso "cedesi" sull'insegna storica del mio locale». Colpa di un pezzo di città «inagibile, pericoloso e abbandonato - continua Barsotti - in pineta impera lo spaccio gestito da chi sa chi e praticato in prevalenza da ragazzotti bruni su bici sicuramente rubate nei nostri giardini». Parole pesanti che confermano da un lato l'esasperazione dell'imprenditore e dall'altro il fatto che forse le battaglie per la sicurezza in pineta, portate avanti per mesi da cittadini e imprenditori anche attraverso giornali e iniziative pubbliche, sono in realtà servite a poco.  «La pineta è sporca - continua Barsotti - i pochi raccoglitori di rifiuti sono sgangherati e rovesciati con lo sporco fuori e le cartacce e i sacchetti di plastica, le bottiglie, le lattine e le scatolette dappertutto». E il degrado, per il titolare del Pino sul tetto, riguarda anche l'ambiente: quella di ponente, a suo avviso, è ormai una pineta senza pini «perché il vento li ha sradicati e nessuno li ha ripiantati. Le piante cadute giacciono al suolo, quelle evidentemente pericolanti rimangono in equilibrio, abbandonate a se stesse, e quelle poche in piedi hanno i giorni contati. Allora ben venga una bella recinzione, per chiudere e nascondere una vergogna: occhio non vede, cuore non duole».  Così almeno, suggerisce Barsotti, potrebbe venire in mente a chi amministra questo pezzo di città di smettere di chiedere «25mila euro di tributi annui - conclude - per l'unico servizio assiciurato: impedire a un imprenditore di lavorare».  

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