Il Tirreno

Versilia

I bagni: stop agli incameramenti

Matteo Tuccini
<b>ASSOCIAZIONI E COMITATO.</b> Da sx Luca Petrucci (Lido), Francesco Verona (Marina), Emiliano Favilla e Fabrizio Maggiorelli
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ASSOCIAZIONI E COMITATO. Da sx Luca Petrucci (Lido), Francesco Verona (Marina), Emiliano Favilla e Fabrizio Maggiorelli

Lettera al Ministero: «Lasciate stare le nostre strutture, o sarà guerra»

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Stop agli incameramenti, o inonderemo i tribunali di ricorsi amministrativi. Dopo la campagna di controlli sulla facile o difficile rimozione delle strutture, che sarà conclusa entro la fine del mese, i bagni preparano la controffensiva.  Pare, infatti, che gli esiti dell'ispezione a tappeto dell'Agenzia del Demanio e della Capitaneria di porto saranno nefasti per gli stabilimenti. Sembra che la maggior parte delle case di guardianaggio e locali finiti nel mirino saranno dichiarati «non amovibili». E quindi soggetti, ad incameramento, cioè all'esproprio da parte dello Stato.  Così i bagni hanno deciso di fare fronte comune. Scrivendo una lettera al ministero delle Infrastrutture e trasporti, in cui si fa un riepilogo della questione. E dove si dice, in sostanza, che lo Stato deve frenare i propri appetiti. O pagherà con una valanga di ricorsi al Tar. Non solo: «Presidieremo - avvertono - le nostre attività tutte le volte che si presenteranno i tecnici per ispezionarle».  «Tregua fino al 2015». Uno degli aspetti fondamentali della documentazione fornita dalle Associazioni balneari di Lido, Marina e Forte, è la richiesta di "tregua" fino al 31 dicembre 2015. Cioè alla scadenza delle concessioni demaniali decisa nel 2009 dall'allora ministro Raffaele Fitto, che poi è il termine ultimo per il via alle aste delle concessioni.  La motivazione, spiegata in maniera molto tecnica, è riassumibile così: non si possono cambiare le carte in tavola mentre la concessione è in vigore. Soprattutto mentre il Ministero deve ancora rielaborare i criteri per cui un'opera si definisce «di facile o difficile rimozione».  Bisogna, dunque, aspettare il termine del 2015 per non violare il principio dell'affidamento. In caso contrario, ci sarebbe una valanga di ricorsi contro le eventuali procedure di incameramento.  «Ecco come e perché abbiamo costruito». Un altro punto chiave è la spiegazione, fatta attraverso la storia, del perché i bagni abbiano tirato su queste strutture che adesso il Demanio vorrebbe prendersi. E così si racconta il lavoro della Commissione interministeriale del 1975, che con un'analisi a tappeto "salvò" dall'incameramento quasi tutti gli stabilimenti balneari, escludendo il Principe di Piemonte, il Cavalluccio Marino, il Cristallo e la Bussola.  Nel 2006, inoltre, l'Agenzia del Demanio, il Genio civile delle opere marittime e la Capitaneria fecero visita a 4 stabilimenti di Lido: il Domenici, il Sorrento, il Sirena e il Miraggio. Confermando in pratica il responso della Commissione, anche dopo i lavori di ristrutturazione e sopraelevazione che avevano interessato questi stabilimenti.  «Dunque, a fronte di questa consolidata prassi amministrativa - si legge nella lettera - confermata da Capitaneria di porto, Agenzia del Demanio, Genio opere marittime, Comuni, fonte di affidamento per i destinatari, è stato inevitabile o meglio necessitato che le associazioni degli stabilimenti e i singoli imprenditori balneari, nella scelta delle opere da realizzare sul demanio, si siano ispirati a detti atti».  Incontro col Demanio. La lettera e la documentazione inviata a Roma non saranno l'unica iniziativa. L'idea è quella di incontrare i vertici dell'Agenzia del Demanio per avere chiarimenti su una politica di acqusizione che, nonostante i tentativi di tenerla ben nascosta, è emersa in tutta la linea con 8 controlli al giorno in Versilia. E che appare fin troppo sospetta, nel momento della battaglia alla direttiva Bolkestein.  

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