Il Tirreno

Versilia

Al centro del dibattito anche le procedure di nomina dei periti

Da Viareggio a Crevalcore per chiedere sicurezza sui binari

Donatella Francesconi

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 VIAREGGIO. Viareggio incontra Crevalcore. Una delegazione di familiari delle vittime della strage del 29 giugno 2009, insieme ad alcuni membri dell'Assemblea 29 giugno, ha partecipato al convegno indetto nella città emiliana a sei anni di distanza dal disastro ferroviario che costò la vita a 17 persone. Imputati, in quel processo, anche Mauro Moretti, amministratore delegato di Ferrovie, e Michele Mario Elia che oggi è ad di Rfi. Entrambi indagati per la strage di Viareggio.  Il processo per il disastro di Crevalcore si è concluso con dieci assoluzioni. La colpa fu del macchinistra e del capotreno, entrambi morti nello schianto: nella nebbia il treno passeggeri, interregionale Bologna-Verona "bucò" il segnale di rosso andando a sbattere contro un merci. Se vi fosse stato, su quel treno, il dispositivo che blocca la marcia in casi simili la tragedia non sarebbe accaduta.  «Io non posso pensare che mia figlia e le altre 31 persone che hanno perso la vita - ha detto Daniela Rombi, presidente dell'associazione "Il mondo che vorrei" - sia morta per un pezzo di ferro arrugginito». Come era, ed ormai gli esami tecnici dell'incidente probatorio concluso a novembre, l'asse del treno carico di gpl che si è spezzato entrando nella stazione di Viareggio. Lungo l'applauso della sala, nell biblioteca dedicata ad Ilaria Alpi, davanti agli esponenti di Fs che non hanno mancato la commemorazione ma che il sindaco, Claudio Broglia, per scelta non ha voluto sul palco.  Rombi ha raccontato in pochi minuti l'iter giudiziario che i familiari delle vittime stanno affrontando, compresa la nomina dei periti da parte del giudice per le idagini preliminari, Simone Silvestri, che ha scelto Dario Vangi e Riccardo Licciardello, quest'ultimo pagato da Rfi nell'ambito di un contratto con il ministero dei trasporti.  Sulla questione della giustizia alle prese con la sicurezza sul lavoro, nella salute, nei trasporti ha voluto incentrare il proprio intervento Raffaele Guariniello, sostituto Procuratore della Repubblica a Torino che si è occupato anche del processo per i morti nella fabbrica Thyssen Krupp. Guariniello ha insistito sull'esigenza di avere in Italia, come già accade in Francia, una specializzazione specifica nell'ambito delle Procure.  Per sostenere la propria tesi Guariniello ha voluto fare proprio l'esempio di come vengono scelti i periti: «Quando un magistrato arriva alla scelta, se non ha mai affrontato casi in questi ambiti, in perfetta buona fede nomina chi trova. E fare la scelta giusta o sbagliata, credetemi, significa davvero decidere le sorti di questi processi». Poi, forte dell'esperienza accumulata in tanti anni, Guariniello ricorda: laddove un disastro, un incidente sul lavoro risulti determinato da «scelte aziendali strategiche» allora «la responsabilità è di chi sta al vertice dell'impresa».

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