Il Tirreno

Versilia

Il dramma della disoccupazione nelle famiglie

Madre sola, 45 anni: per lavare i piatti mi sono sentita chiedere anche la conoscenza del tedesco

Valentina Landucci

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 VIAREGGIO. Sola e senza lavoro. Una figlia poco più che maggiorenne da far studiare. Un marito sparito qualche anno fa che di aiuti a casa non ne ha mai dati. Gli ultimi dieci anni costellati da contratti a termine, impieghi al nero, lavori precari. Poi è arrivata la crisi. Impieghi, anche occasionali, nessuno. Inutili i quasi quotidiani via vai al Centro per l'impiego della Provincia. Quarantacinque anni per una donna sembrano essere troppi per provare anche solo a ricominciare.  Così da quattro mesi si sveglia la mattina con una stretta al cuore. «Mi viene meno il respiro, ho paura di non farcela. Ho paura per mia figlia che avrebbe diritto a tante cose che io non posso dargli». La dovrebbero chiamare sindrome da disoccupazione, la sua. Una patologia che nell'elenco ufficiale delle malattie non c'è. Derubricata a attacchi di panico o magari a depressione. Ma nella vita di questa donna, piovuta per caso una mattina in redazione per consegnare un tagliando del "cerca lavoro", la sindrome da disoccupaziuone è qualcosa di drammaticamente reale. Non vuole svelare la propria identità. «Non vorrei per mia figlia - dice - potrebbe vergognarsi di me...». E così per noi sarà la signora Maria.  «L'estate scorsa ho lavorato qualche mese - racconta - ma non abbastanza per chiedere la disoccupazione. Era l'ennesimo lavoro precario dopo averne fatti a decine». Barista, aiuto cuoca, cameriera. «Conosco a memoria tutti gli annunci che escono sul giornale - continua - e ormai ho fatto il solco sul marciapiede per andare al Centro per l'impiego. Ma per me non c'è mai niente». Il perché Maria lo ha capito giorno per giorno, colloquio dopo colloquio. «Ho quarantacinque anni ma mi dicono che sono troppo vecchia - sussurra - c'è la crisi e questo lo capisco. Ma non è vero che sono vecchia. Sono in grado di lavorare. Mi hanno rifiutato un impiego da cameriera di sala per l'età. E uno da lavapiatti perché non so il tedesco. Perché? Devo parlare il tedesco con i piatti?». Un po' di ironia per tirarsi su. Ma non basta. «Non è solo una questione di soldi che non ci sono - continua - senza un lavoro sento di non avere neppure uno scopo nella vita. Con questo pensiero mi alzo ogni mattina e sto male».

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