Il Tirreno

Versilia

«Lo stipendio? Pagato in azioni»

Francesco Bertolucci
«Lo stipendio? Pagato in azioni»

Le mille forme di precariato incontrate dai giovani versiliesi

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 VIAREGGIO. Vuoi il lavoro? Ti pago in azioni. Oppure tra quattro mesi, a percentuale o con un finto part time. Così pago meno tasse. Sono alcune delle risposte che si sono sentiti dare i giovani nostrani in cerca di un lavoro. Risposte che, in tempo di crisi economica, di crisi te ne fanno venire un'altra: di nervi.   Niente soldi, azioni. «Mi sono laureato in lettere a inizio anno - spiega Enrico Bimbi, venticinquenne di Lido di Camaiore - con la speranza di riuscire prima o poi a lavorare stabilmente per una casa editrice. Nel tempo ho trovato più collaborazioni e, forte delle esperienze acquisite, ho voluto provare a mandare il mio curriculum in giro. Sono andato a cercare su di un sito internet dove sono esposte centinaia di offerte e ne ho trovata una che sembrava buona: impiego retribuito, full time e possibilità di coordinare i lavori da seguire per una collana di libri. Unico intoppo mi dovevo trasferire a Milano ma in questi casi, si fa volentieri. Mando il curriculum e lo accettano. Il problema è il pagamento. Mi dicono: "La nostra azienda sta facendo un percorso che si concluderà ad aprile e da lì in poi darà i suoi frutti. Quindi, al posto dei soldi da qui ad aprile ti paghiamo con 8 mila 900 euro di azioni". Quando gli ho fatto presente che avevo il difetto di dover mangiare ogni giorno, mi hanno detto che probabilmente non sono fatto per il mondo dell'editoria».   Finto part time. Nella ricerca, non è andata meglio a Valerio Martone. «Cercavo lavoro come operaio - dice il 30enne di Massarosa - e, dopo essermi proposto a destra e a manca, finalmente mi hanno chiamato. Ho esperienza pluriennale e ci confidavo. La proposta era otto ore di lavoro al giorno, assicurato part time e 500 euro al mese. Com'è finita? Mi trasferisco all'estero».   A percentuale. «Appena laureata in informatica umanistica, mi sono messa a cercare qualcosa nel settore - dice Serena Del Chiaro, 27enne viareggina -: ho trovato una ditta della zona che creava software. Il lavoro consisteva nel cercare di vendere il prodotto in giro per la Toscana. Unico neo era che dovevo cercare io i clienti, non avevo rimborsi spese e sarei stato pagata a percentuale: il 10% su ogni vendita. Ci avrei rimesso centinaia di euro».   Pagamenti...futuri. Se li sono sentiti proporre Francesco Bini, che cercava lavoro come stewart e Sonia Bianchi che invece lo cercava come cameriera. «Tramite un'agenzia interinale - afferma Francesco, studente ventenne dell'Alta Versilia - ho cercato un lavoro come stewart in giro per la Toscana. Un metodo per fare due soldi nel fine settimana, dato che studio. La paga, senza rimborso spese per gli spostamenti, prevedeva 40 euro al giorno per otto ore. Da riscuotere però due mesi dopo».  A Sonia, è andata peggio. «Ho cercato bar e ristoranti in tutta la provincia - ammette - e la risposta più singolare per il pagamento l'ho avuta da un' azienda che cercava per i catering. Se ne sarebbero fatti 3 a settimana e il pagamento sarebbe avvenuto, raggruppato, a 60 giorni una volta raggiunti 21 giorni lavorativi. Tradotto, era come essere pagati a 4 mesi. E io, come vivo fino ad allora?».

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