Sicurezza
Day hospital oncologico chiuso per 3 giorni
Donatella Francesconi
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Domenico Amoroso, primario del centro oncologico Il primario: per consentire turni di guardia e ferie. I pazienti non ne hanno risentito
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VIAREGGIO. Chiuso per tre giorni, con l'inizio del nuovo anno, il "day hospital" di oncologia. L'attività riprende regolarmente a partire da lunedì - assicura il primario, Domenico Amoroso, e lo svolgimento delle terapie «non ne ha risentito». Resta una scelta che fa notizia e non può passere inosservata in tempi di "stretta" sui conti anche della sanità pubblica e con la relazione di bilancio del direttore generale della Asl, Giancarlo Sassoli, che blocca assunzioni e rimpiazzi. Senza contare che la sia pur breve chiusur del servizio riguarda un reparto che è il quarto per numeri in Toscana, all'avanguardia anche nella sperimetazione di farmaci antitumorali. «Oggi, giorno festivo, domani e domenica saremmo stati comunque chiusi», spiega il primario: «I tre giorni in più sono stati necessari per permettere ai miei collaboratori di poter effettuare i turni di guardia nel periodo delle ferie natalizie». L'organizzazione di turni e lavoro, dunque, non poteva essere gestita se non arrivando alla chiusura del "day hospital": «Sostengo da tempo - argomenta Amoroso - come il sistema delle guardie così come lo conosciamo sia anacronistico. E sottragga forze all'attività quotidiana con i pazienti. Vuole un altro esempio? Ho dovuto anche spostare alcuni appuntamentio negli ambulatori specialistici perché il medico che avrebbe dovuto incontrare i pazienti doveva anche effettuare il turno di notte...D'altra parte non si può lavorare dodici ore di seguito: ne va del servizio che si rende agli ammalati». Oltre che della salute di chi opera nella sanità. La soluzione - suggerisce da tempo il primario di oncologia - «potrebbe essere quella di creare un team di specialisti formati appositamente per le emergenze», turni di notte compresi. L'occasione è "ghiotta" per capire, con il primario di un reparto così importante in una Versilia che si ammala più di tumori che di qualsiasi altra malattia, dove sta andando la nostra sanità e l'ospedale unico con essa. «Io sono fermamente convinto che sia necessario selezionare ambiti epidemiologici specifichi nei quali investire ridimensionando le altre. Mi trova, dunque, assolutamente concorde la scelta di avere una sola chrirurgia». Al direttore generale della Asl, Giancarlo Sassoli, va da Amoroso il «riconoscimento di aver fin qui ribadito il no allo smantellamento dell'ospedale». Ma l'era di Sassoli terminerà con l'arrivo dell'estate e chi verrà - questa è l'incognita alla quale cittadini ed operatori chiedono una risposta certa e tempestiva - chissà quale mandato avrà in merito al futuro della sanità versiliese e del suo ospedale. Nell'attesa, Domenico Amoroso, consegna una riflessione a chi governa non la Asl, ma il territorio: «La Versilia ha 170mila abitanti. Potrebbe essere un comune solo. Invece ci sono sette sindaci che, con zero spirito unitario, tutte le volte che si ritrovano per affrontare il tema della sanità finiscono per litigare». Così non va, è il monito del primario. Perché il risultato, continuano così, sarà che la Versilia non si farà più ascoltare su questo terreno».
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