Finanza
Verande, un mese per cambiare
Donatella Francesconi
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Una delle verande appena nate in via Coppino. Per il Comune è da sostituire Commercianti furiosi: è prevista anche una penale da 500 euro
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VIAREGGIO. Un mese di tempo: entro il 31 gennaio bar, ristoranti, pub e chiunque abbia una veranda all'esterno del proprio esercizio commerciale dovranno mettersi in regola con le nuove disposizione approvate a dicembre dall'amministrazione comunale. Tra i commercianti c'è rabbia e tanta voglia di gettare la spugna. E non per una questione economica, anche se tassa di occupazione del suolo pubblico è aumentata proprio per chi tiene la veranda a disposizione tutto l'anno dei clienti. Il problema più grande, quasi insormontabile, è il rapporto con la burocrazia e con la Viareggio Patrimonio soprattutto, braccio "armato" del Comune. In una logica difficilmente comprensibile. «Ci sono attività commerciali - ricordano in Darsena - che hanno appena aperto le proprie verande, nuove di zecca. I permessi sono stati richiesti prima che le nuove schede tecniche per le verande cittadine fossero approvate. Ci fosse qualcuno, tra Comune e Viareggio Patrimonio, che abbia avvertito i proprietari che si presentavano per le autorizzazioni che di lì a pochi mesi tutto sarebbe cambiato...». Già. La sensazione netta è che non sia un problema di chi amministra mettersi nei panni di chi in città lavora, o tenta di farlo. «In realtà quello che interessa è fare cassa», è la reazione dei commercianti esasperati: «Tanto che se non si riesce a mettersi in regola entro il mese previsto scatta la sanzione di 500 euro». Il problema dei tempi non è secondario, sottolinea chi già si sta affannando per capire cosa deve fare. Perché in alcune parti della città (Darsena compresa) ed alcune tipologie di spazi all'aperto serve l'autorizzazione paesaggistica che si ottiene previa domanda all'ufficio edilizia. Domanda per la quale, ovviamente, servono carte e disegni commissionati ad un professionista. Materiale che in pochi giorni, a ridosso dalla fine delle festività natalizie, non sono facili da ottenere. Senza contare che qualcuno ha appena avviato attività, con tanto di verande e relativi permessi ottenuti dopo mesi di fatiche senza alcuna cognizione del fatto che la normativa sarebbe cambiata. In questo caos sembra esservi un'unica certezza: i gazebi in legno che caratterizzano in particolare la Darsena dovranno sparire. Sostituiti con strutture aperte che, lungo la via Coppino, significa per i clienti impossibilità anche solo di prendere un caffé tra traffico, smog, rumori e rischi per la sicurezza protetti solo da ombrelloni e sedie. Il risultato finale, tra rabbia e burocrazia, è che molti commercianti decideranno di rinunciare ad accogliere i clienti all'esterno, estate o inverno che sia. «Intanto diamo la disdetta», questa è la parola d'ordine: «Poi si vedrà. La crisi morde, stare aperti è una fatica, in Darsena poi non si batte più un chiodo, con i cantieri praticamente fermi. Ed il Comune invece di venire incontro alle categorie - questa l'amarezza più grande - trova il modo di ammazzarle...E non stiamo parlando metaforicamente».
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