Sicurezza
Pronto soccorso pediatrico a rischio
Matteo Tuccini
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PERSONALE. Da sinistra in senso orario: protesta per mancate assunzioni; lospedale Versilia e il primario di pediatria Gagliardi Il primario: «Poco personale rispetto agli accessi, dura andare avanti così»
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VIAREGGIO. «Abbiamo fatto quasi 2mila ore di straordinari nel 2011. Lo facciamo perché crediamo nel nostro lavoro. Ma è dura andare avanti così. E non so quanto riusciremo a farlo». Il dottor Luigi Gagliardi, conosciuto primario di pediatria all'ospedale Versilia, parla col cuore in mano. Non vuole, dice, mettere in difficoltà il suo direttore generale (Giancarlo Sassoli, ndr) «che ha il suo bel daffare per far quadrare i conti». Ma se ha deciso di prendere carta e penna, e scrivere proprio al dirigente responsabile dell'Asl 12 Versilia, è perché la situazione nel suo reparto è diventata insostenibile. Turni massacranti. Alla radice di tutto c'è un carico di lavoro aumentato in maniera esponenziale da quando, esattamente un anno fa, sono stati chiusi gli ambulatori pediatrici festivi e prefestivi all'ex Tabarracci di Viareggio e all'ex Lucchesi di Pietrasanta. Un filtro importante, che veniva gestito dai pediatri di famiglia presenti sul territorio, ma che l'Asl ha deciso di stoppare. «Il che ha permesso all'azienda un cospicuo risparmio di risorse - afferma il dottor Gagliardi - e noi, responsabilmente, ci siamo fatti carico del surplus di lavoro al pronto soccorso pediatrico dell'ospedale senza chiedere rinforzi». Nel frattempo, però, una dottoressa del reparto ha avuto gravi problemi di salute, tanto che probabilmente non rientrerà. E l'organico, con 14 medici (di cui due part-time) più il direttore, si è rivelato insufficiente per gestire la crescente affluenza, appunto, al pronto soccorso pediatrico del Versilia, che necessita di una copertura di 24 ore. Al punto che qualsiasi problema di assenza per ferie o malattie mette in croce l'organizzazione dei turni. E di questo passo, anche se Gagliardi ritiene «assolutamente da evitare la chiusura del servizio», l'emergenza-urgenza riservata ai bimbi rischia davvero di non poter più essere svolta. È evidente, infatti, che gli strettissimi lacci sul personale sanitario non possono essere alleggeriti su due piedi. «Servono rinforzi». La lettera di cui parliamo è stata scritta dal dottor Gagliardi non appena saputo dell'addio - a marzo 2012 - della dottoressa Mariangela Conte, che rientra all'Asl di Chieti (la sua città). «L'ulteriore carenza di un medico, anche per poco tempo, ci fa precipitare in una situazione insostenibile - scrive il dottor Gagliardi - La mancata sostituzione immediata del medico che si trasferisce implica l'impossibilità fisica di mantenere la doppia guardia, e dunque implica la chiusura del pronto soccorso pediatrico e la riduzione delle attività neonatologiche. Ovviamente considero questa soluzione sbagliata, dato che avrebbe gravi ripercussioni, oltre che su altre unità operative (pronto soccorso adulti, ostetricia) sulla qualità e sicurezza dell'assistenza pediatrica, sui rapporti con la cittadinanza e i sindaci, sulla produttività dell'unità operativa, e sull'immagine dell'azienda, nonché sul morale e senso di appartenenza dell'equipe pediatrica che si sentirebbe pronfondamente mortificata dalla decisione». L'Asl, a onor del vero, ha risposto in tempi piuttosto rapidi. E con una determina dirigenziale ha dato il via libera al trasferimento in Versilia della dottoressa Chiara Centenari, oggi in servizio all'Asl di Trento. Una soluzione che, però, riporta l'organico a 14, quindi risolve il problema solo in parte. I nodi vengono al pettine? La vicenda sembra destinata a riaccendere le polemiche sull'assistenza sanitaria ai piccoli. Un anno fa, quando l'Asl decise di chiudere gli ambulatori festivi, i pediatri che gestivano il servizio dicevano: vedrete, il pronto soccorso pediatrico al Versilia sarà preso d'assalto, e i medici faranno fatica a "smaltire" tutte le domande. L'Asl ribadì che si trattava di un'osservazione vera solo in parte. Ma ora, a un anno di distanza, si scopre che pediatria è andata in difficoltà, e non poco. Senza contare, spiega il dottor Gagliardi, che le attese rischiano di aumentare le fughe verso l'ospedale Meyer di Firenze.
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