Sicurezza
Il conto si mangia la pensione
Valentina Landucci
Obbligatorio da febbraio ma non sono previsti sconti per gli anziani
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VIAREGGIO. Le pensioni di gennaio sono salve. E forse lo saranno anche quelle di febbraio. Almeno per quanto riguarda le modalità di riscossione: saranno identiche a quelle in vigore fino ad oggi. Stessa trafila: sportello postale, fila, riscossione. Anche per chi supera la fatidica soglia dei 980 euro mensili: la cifra massima per la quale, con il così detto "decreto salva Italia" del Governo Monti non potranno più essere riscossi contanti ma sarà necessario l'addebito su conti correnti o libretti postali. La rivoluzione, comunque, ormai è alle porte è epocale. E riguarderà anche il lessico. Non si dirà più ritirare la pensione ma semmai accreditare. Spariranno le code, numerino alla mano, di fronte all'impiegato delle Poste. E addio agli stratagemmi che ciascuno di noi ha visto inventare da nonni e nonne: il pacchettino con i soldi appena ritirati nascosto sotto la camicia o appuntato con una spilla nella tasca dei pantaloni per evitare disavventure fuori dall'ufficio postale. In Versilia sono per ora pochi i pensionati che si sono già rivolti a sindacati, sportelli Caf o istituti pensionistici per capire come dovranno comportarsi se il loro assegno mensile supera i 980 euro. Ma la corsa all'apertura di conti correnti sarà ienvitabile per chi non ne ha mai avuto uno o comunque ha fino ad oggi continuato a ritirare la pensione in contanti. E se il fenomeno non dilaga è più per colpa di una scarsa informazione. Con ogni probabilità, per usare le parole del segretario della Cgil, Paolo Bruno, il disinetresse generale si tradurrà «in cattive sorprese - afferma - il giorno in cui tanti pensionati si vedranno negare dal personale delle Poste il ritiro della pensione perché non hanno un conto». A quel punto comincerà, per molti anziani, un non facile percorso a ostacoli costellato, purtoppo, da nuove spese. L'istituzione di conti corenti a costi zero per i pensionati è rimasta un annuncio. Nonostante il "decreto salva Italia" preveda la sottoscrizione di convenzioni tra Ministero e istituti bancari per contenere i costi per i pensionati "neo correntisti" di intese in questo senso non c'è traccia. E se oggi un pensionato si presenta in banca e chiede l'apertura di un conto si vede proporre soluzioni ordinarie, magari calibrate sulle esigenze del cliente ma comunque costose e sicuramente non agevolate come promesso dal Governo. La spesa? Non meno di 50 euro all'anno per la tenuta del conto a cui si aggiungono i costi per tutte le operazioni bancarie, gli assegni, le eventuali carte e bancomat. Ritirare i soldi da uno sportello bancomat, ad esempio, costa mediamente 2 euro per ogni operazione. E il pensionato abbituato a tenere i soldi sotto il materasso alla fine sarà costretto a spendere di più in virtù della "tracciabilità" della pur modica cifra che riceve mensilmente dopo una vita di lavoro. L'alternativa al conto corrente ordinario al momento sembra solo una: il caro vecchio libretto postale. Strumento caduto quasi in disuso ma, con il "decreto salva Italia", destinato a tornare in auge. Apertura, gestione e estinzione del libretto sono gratuite, può essere cointestato (magari con il coniuge o il figlio che usualmente andavano alla posta a ritirare la pensione al posto del beneficiario), i soldi si possono ritirare in ogni ufficio d'Italia e garantisce pur minimi tassi di interesse. Spetterà comunque al singolo pensionato decidere cosa fare per riuscire a ritirare la pensione con l'entrata in vigore dello stop alla riscossione dei contanti oltre i 980 euro. L'unica certezza è che per fare questa scelta c'è ancora un po' di tempo. E non è escluso che, nel frattempo, arrivino anche le attese convenzioni tra Stato e banche per mantenere a livelli minimi i costi per i correntisti in su con l'età ai quali il conto in banca serve solo per far transitare la pensione.
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