Il Tirreno

Versilia

I bagni finiscono in pasto allo Stato

Matteo Tuccini
<b>SOTTO ATTACCO.</b> Da sinistra in senso orario: un&#146;assemblea dei bagni al Principe, il litorale e controlli della Capitaneria
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SOTTO ATTACCO. Da sinistra in senso orario: un’assemblea dei bagni al Principe, il litorale e controlli della Capitaneria

Sos dopo i controlli sulle strutture: quasi tutte sono di difficile rimozione

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 VIAREGGIO. Case di guardianaggio, piscine, bar, ristoranti: il menù è vario. Lo Stato ha preso in mano coltello e forchetta, e sta per ingoiarsi i bagni e tutto il resto.  Il grido d'allarme, in origine un sussurro, rimbalza dalla platea sul palco dell'assemblea, come sempre affollata, al Principe di Piemonte. «Presto saremo tutti incamerati», fa da megafono preoccupato Luca Petrucci, presidente dell'associazione balneari di Lido. E i commenti si sprecano: «Non vogliamo diventare inquilini che pagano un affitto d'oro».  Un'altra mazzata. Perché la paura dei bagni, oggi, non è rappresentata solo dalla direttiva Bolkestein, che prevede la messa all'asta delle concessioni demaniali dal 1º gennaio 2016. Ma pure da una parola un po' ostica e tutto sommato inquietante: incameramento.  La maggior parte degli stabilimenti della Versilia, infatti, rischia di finire in mano al Demanio, cioè allo Stato. Non le spiagge, che sono già pubbliche, ma le strutture costruite sopra negli anni (in prevalenza case di guardianaggio, ma anche piscine e i locali di bar e ristoranti) perché considerate di difficile rimozione. E quindi "incamerabili", appunto, in base al Codice della navigazione. In pratica, la costruzione viene espropriata al titolare dello stabilimento alla scadenza della concessione demaniale. E il balneare diventa una sorta di affittuario (da qui il termine "inquilino" usato come spauracchio). Con il canone che si alza. Parecchio.  Ispezioni quasi concluse. Per ora sull'esito della raffica di ispezioni eseguite in questi ultimi mesi dall'Agenzia del Demanio, dalla Capitaneria di porto e dai Comuni non possono che esserci voci. L'intera campagna non si è ancora conclusa. Ma a questo ritmo - otto visite al giorno, si dice - lo sarà presto. A fine gennaio, probabilmente.  I risultati, ovviamente, sono diversi e difficilmente anticipabili per ogni concessionario. Ma i bagni e la stessa commissione tecnica di esperti che la Regione ha istituito, per una ricognizione sulle concessioni demaniali, hanno annusato l'aria che tira. E non hanno timore a dire che, in base alle indicazioni già fornite dagli ispettori, quasi tutti i controlli si risolveranno con questo parere: le strutture non sono amovibili né trasportabili, bisogna procedere all'incameramento. Una semplice lettera che dal Demanio verrà inviata al Comune di riferimento, visto che ormai gli enti locali hanno acquisito diverse competenze in materia. E il dirigente, da par suo, firmerà il cambio di regime.  «D'altra parte - spiega Gianfranco Cardosi, che della commissione regionale fa parte - siamo di fronte a un'indicazione precisa da parte dello Stato». Prendete il più possibile, dicono da Roma. Dove si sta studiando - sulla base del modello Tremonti - la nuova riorganizzazione del Demanio: spiagge assegnate a un fondo immobiliare con partecipazioni private. I famosi big della finanza a cui l'ex ministro dell'Economia voleva spalancare le porte. E che stanno ancora premendo per prendersi una fetta della torta.  Pioggia di ricorsi. Ai concessionari che si vedranno recapitare l'avviso del Comune non resterà che opporsi, rivolgendosi al Tribunale amministrativo regionale. E nel frattempo, sarà il caos. Perché nel giro di 3-4 mesi potrebbe cambiare radicalmente il panorama delle imprese balneari in Versilia. Dove al momento sono pochi i bagni e le strutture incamerate: una di queste è, guarda caso, il Principe di Piemonte dove spesso i balneari si radunano in assemblea.  «Dalla padella nella brace». C'è da dire che la procedura prevede anche una sorta di rinnovo della concessione oltre la scadenza prevista - oggi il 31 dicembre 2015 per quasi tutti - il che eviterebbe la messa a gara, secondo quanto prevede la direttiva Servizi. Ma a che pro, dicono i bagni? In fondo, si tratta di passare dalla padella nella brace. Rimettendoci centinaia di migliaia di euro di investimenti, esattamente come avverrebbe in caso di perdita della concessione in caso di messa a gara. L'unica cosa certa, insomma, è che dopo oltre 100 anni di storia, per lo zoccolo duro del turismo versiliese è arrivato il momento più difficile. Quello in cui tutti vogliono soffiargli il boccone di sotto al naso.  

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