Il dolore
«Subito un garante per i diritti dei detenuti»
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Da sinistra: i parlamentari del Pd Mariani, Marcucci e Granaiola davanti a San GiorgioLa richiesta al Comune dai parlamentari locali del Pd in visita a San Giorgio
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VIAREGGIO. «Chiediamo formalmente ai Comuni di Lucca e di Viareggio di costituire congiuntamente il garante per i diritti del detenuto». È la richiesta che arriva da Manuela Granaiola, Andrea Marcucci e Raffaella Mariani, i parlamentari del Pd che la vigilia di Natale hanno visitato il carcere di San Giorgio. Che versa in queste condizioni: «Quasi il doppio dei detenuti consentiti (sono 185, dovrebbero essere 99), una cronica assenza di spazi e di servizi interni, il continuo taglio dei fondi statali (meno 38% rispetto al 2010), la piaga della carcerazione preventiva (oltre il 60% è in attesa di giudizio). È una situazione intollerabile, di totale illegalità». A San Giorgio 105 detenuti sono stranieri (in prevalenza rumeni), di cui 85 non comunitari (tunisini e marocchini su tutti), i reati sono prevalentemente consumati in Versilia, c'è un'altissima percentuale di tossicodipendenti (oltre il 35%) e di detenuti con problemi psichiatrici, gli agenti di custodia in servizio sono 83 (meno 33% rispetto agli organici previsti, ovvero 125).
Per effetto del recente decreto "svuota carceri" approvato dal governo il 16 dicembre scorso che prevede la possibilità di scontare gli ultimi 18 mesi di pena agli arresti domiciliari, potrebbero uscire dall'istituto circa 56 detenuti. «Purtroppo è una cifra virtuale - spiegano i parlamentari: - la maggior parte dei reclusi sono stranieri senza domicilio idoneo. Serve una maggiore integrazione con le istituzioni e con le nostre città». C'è poi il capitolo dolente dei fondi a disposizione dell'amministrazione carceraria. «Sono meno di 20mila euro all'anno per una struttura che cade a pezzi».
Per effetto del recente decreto "svuota carceri" approvato dal governo il 16 dicembre scorso che prevede la possibilità di scontare gli ultimi 18 mesi di pena agli arresti domiciliari, potrebbero uscire dall'istituto circa 56 detenuti. «Purtroppo è una cifra virtuale - spiegano i parlamentari: - la maggior parte dei reclusi sono stranieri senza domicilio idoneo. Serve una maggiore integrazione con le istituzioni e con le nostre città». C'è poi il capitolo dolente dei fondi a disposizione dell'amministrazione carceraria. «Sono meno di 20mila euro all'anno per una struttura che cade a pezzi».
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