Il Tirreno

Versilia

Mina sceglie due autori di Forte

Franco A. Calotti
Alcune immagini di Mina
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Alcune immagini di Mina

Gianni Bindi e Matteo Mancini scrivono musiche e testi per la grande cantante

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FORTE. «Siamo ragazzi fortunati perché ci hanno regalato un sogno» potrebbero canticchiare, parafrasando Jovanotti, Gianni Bindi e Matteo Mancini, giovani musicisti e parolieri fortemarmini che hanno firmato due canzoni per la grande Mina.  Sgombrato il campo dalle citazioni, però, va detto che la fortuna non c'entra, si tratta di bravi autori che hanno fatto del metodo e della professionalità il centro della loro attività artistica.  «Ci conosciamo da quando Gianni è nato - scherza Matteo (41 anni con una laurea nel cassetto) - perché ero amico di suo fratello e quindi ero di casa. Poi un bel giorno con Gianni ci siamo ritrovati assieme dietro una consolle a Radio Forte dei Marmi. Era il 1995 e conducevamo "Momenti di inerzia", una trasmissione serale di cui eravamo anche gli autori».  «Poi - prosegue Gianni (31 anni, imprenditore per caso) - inviammo una cassetta a Radio Babilonia e in breve arrivammo a scrivere e condurre le serate del nostro "Night Club", trasmissione di cui preparavamo, cosa inusuale allora per le emittenti private, anche un dettagliatissimo copione di ogni puntata.

Il tutto condito da un grande amore per la scrittura e la musica, perché con Matteo abbiamo in comune proprio questo: oltre che ascoltarla e farla ascoltare, a entrambi piace scriverla. Da lì di canzoni ne abbiamo fatte davvero tante». Il genere? «Beh noi siamo due inguaribili amanti del pop italiano più classico, quella che oggi si definisce la musica d'autore italiana. Quella di Mina, Battisti, Mogol, anni Settanta e Ottanta, insomma». Da Forte dei Marmi come arrivate a Mina? «Un bel giorno di tre anni fa ci siamo detti, se dobbiamo sognare, facciamolo almeno alla grande - continua Matteo - e così abbiamo fatto un Cd con sette, otto canzoni e seguendo le istruzioni del sito di Mina, l'abbiamo spedito a Lugano. Dopo pochi giorni, era l'agosto del 2008, piuttosto tardi, mi arriva una telefonata: «Sono Massimiliano Pani, mia madre ha gradito le vostre canzoni e ne canterà qualcuna. Sono rimasto senza fiato - chiosa Matteo - e superata la comprensibile sorpresa, ho subito chiamato Gianni pensando che avesse orchestrato uno scherzo. Non era così. Poi siamo andati a Lugano, ed è nato un ottimo rapporto con Pani, che è il produttore dei dischi della madre, e così abbiamo iniziato a lavorare ad una selezione secondo i desideri della cantante. E nel 2009 esce "Volpi nei pollai", firmata da entrambi, che è, appunto, nell'album "Facile" di Mina». Vi è accaduto come a De Andrè con la "Canzone di Marinella" cantata proprio da Mina...«Sì, ma è importante dire - spiega Gianni - che Mina riceve oltre duemila proposte l'anno e l'essere rientrati due volte nei suoi gusti non è cosa da poco. Anche perché è l'unica in Italia a scegliere liberamente le canzoni che eseguirà.

Non guarda ai nomi degli autori, che siano quelli storici o nuovi, e per dei giovani è un fatto di assoluta importanza». Che effetto vi ha fatto ascoltare per la prima volta la vostra canzone dalla voce di Mina? «È un fatto talmente eclatante che non l'abbiamo ancora completamente elaborato». Come nascono le vostre canzoni? «Entrambi lavoriamo sulla musica e le parole - spiegano Bindi e Mancini - e basta un'idea, un motivetto fischiato tra di noi al cellulare, alle ore più impensate, unito ad un impegno metodico e costante. Da sempre ci incontriamo almeno due volte alla settimana per lavorare, perché è importante rifinire ciò che prepariamo e migliorare il nostro senso critico. E' importante, non dirsi mai soddisfatti in questo lavoro, e del resto con Mina si riparte sempre da zero». Poche settimane fa, ecco un'altra canzone entrare in "Piccolino", il bellissimo album che Mina ha fatto per la fine del 2011.  «Si c'è "Fuori città" ed essere in un disco con autori come Faletti, Giuliano Sangiorgi, Axel Pani, Paolo Limiti, Franco Fasano, è cosa rilevante. Massimiliano ci ha sempre confermato che a sua madre piace il nostro modo di scrivere, ed entrare di nuovo nelle sue scelte ci ha riempito di gioia perché nonostante i rapporti costanti con Pani abbiamo, in fondo sempre temuto che la prima canzone restasse un esperienza unica».

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