Il Tirreno

Versilia

L’incontro con il Governo e il presidente della Camera dà il via alla trattativa per evitare le aste

«Salvarvi? Dovrete pagare di più»

Matteo Tuccini
<b>BATTAGLIA. </b>I balneari a Roma
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BATTAGLIA. I balneari a Roma

Il ministro Gnudi detta la linea ai balneari sui canoni demaniali

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 VIAREGGIO. «Cari balneari, dovete frugarvi». Il ministro del turismo Piero Gnudi non smentisce la linea del governo Monti: servono soldi per le casse esangui del Paese. E a chi - come gli stabilimenti - si presenta in cerca di risposte, il ritornello viene ripetuto meccanicamente.  Gnudi ha ricevuto a Montecitorio una delegazione di proprietari degli stabilimenti, per pochi minuti, poche ore dopo il presidente della Camera Gianfranco Fini.  Un doppio incontro che ha significato l'avvio di una trattativa con il Governo e con le istituzioni per evitare la messa all'asta delle concessioni demaniali a partire dal 1º gennaio 2016, così come prevede la direttiva Servizi o Bolkestein. Un obiettivo che, secondo i bagni, può essere raggiunto escludendo le concessioni dall'ambito di applicazione della direttiva. Difficile, molto difficile. Ma ancora possibile. Anche se il presidente Fini ha spiegato ai concessionari che il termine del 28 dicembre - entro il quale il Governo dovrà relazionare all'Ue sulla Bolkestein - non sarà rispettato.  Il caso canone. Il ministro Gnudi ha fatto riferimento a quanto i concessionari pagano per occupare la spiaggia, e anche al problema che in molte zone d'Italia - ma la Versilia pare soffrirne meno - è a livelli clamorosi: l'evasione del canone.  C'è da dire, però, che gli stessi balneari hanno più volte ribadito che l'aumento del canone non è mai stato un problema: tanto da averlo sottoscritto nel famoso "protocollo Brambilla", quell'accordo firmato dalle categorie con l'ex ministro del turismo, che appunto dava il la ai rincari sul prezzo delle concessioni. Insomma: consapevoli delle difficoltà del momento, sono pronti a pagare un prezzo.  «Approccio duro, ma lo sapevamo». «L'approccio del ministro - spiega Fabrizio Maggiorelli del Comitato No alle aste, che ha fatto parte della delegazione - è stato duro, da tecnico che non vuole fare sconti. In questo ha rispettato la linea del governo Monti. Ma non ci aspettavamo un atteggiamento diverso. Quello che gli abbiamo ribadito, e lui lo ha recepito, è che non abbiamo alcuna intenzione di difendere i colleghi indifendibili, quelli che non pagano il canone o fanno disastri negli stabilimenti. Noi continuiamo come categoria - sindacati e comitato - a difendere la qualità delle nostre attività, ma chi si mette al di fuori con comportamenti sbagliati non può rivendicare niente».  

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