Il Tirreno

Versilia

«Ma quale clan, solo Amici miei»

M.T.
<b>PRINCIPE DEL FORO.</b> L&#146;avvocato Graziano Maffei
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PRINCIPE DEL FORO. L’avvocato Graziano Maffei

L'avvocato Maffei smonta la presunta "cricca"

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 PIETRASANTA. «Ma quale clan, quelli erano come "Amici miei"». Gente che si raccontava "storie di ganze" (proprio così, ndr), trattandosi tra loro come vecchi conoscenti pronti alle zingarate.  No, non c'era un'associazione a delinquere tra Massimo Mallegni, i suoi parenti e i suoi sodali, nata con l'obiettivo di conquistare il monopolio delle operazione immobiliari e della gestione degli alberghi su Pietrasanta. E a sostegno di questa tesi Graziano Maffei, principe del Foro, riporta in aula ancora una volta la sua inimitabile retorica. L'italiano elegante ma non pomposo è sempre lo stesso; le pause drammatiche, idem.  Come avvocato difensore dell'imprenditore Giuliano Baldini (presunto corruttore degli amministratori pubblici nelle grandi operazioni immobiliari di Marina) e del funzionario comunale Antonio Benedetti, Maffei decide di smontare le accuse alla presunta cricca. E ci mette tutta la sua arte.  A partire dalla descrizione delle cene con i vini d'annata e dei viaggi a Venezia, che per l'accusa sono la prova della corruzione operata da Baldini nei confronti dell'ex sindaco Mallegni e dell'ex assessore ai lavori pubblici Alfredo Benedetti, imputati nel maxi-processo.  Maffei descrive queste cene come momenti conviviali di ritrovo tra vecchi amici. E a proposito della gita a Venezia, ricorda come Baldini affermò, in una telefonata intercettata, di avere a disposizione gratis la permanenza nella città della Laguna. Un viaggio che come chicca aveva delle notti al prestigioso hotel Danieli.  «Questo - ha detto l'avvocato Maffei - è una prova chiara che non ci fu corruzione, perché gratis significa appunto senza prezzo. E se io corrompo qualcuno, è chiaro che il prezzo glielo faccio presente».  E sempre a proposito delle intercettazioni, la frase «Partiremo presto insieme per guadagnare un pezzo di pane» che Baldini rivolge a Mallegni, e che per l'accusa è prova del compenso per i favori ricevuti, secondo Maffei significa tutt'altro. «Baldini usava questa espressione per indicare che andava a giocare al Casinò». Per non parlare delle presunte valigette di denaro, raccontate da testimonianze che a detta di Maffei «non hanno alcun credito. Sono anzi di intento persecutorio, perché fatte da persone che avevano del risentimento. E che sono state sfruttate da un'accusa che, come nel racconto sul Minotauro di Friedrich Durrenmatt, è mostruosa e non sa di esserlo».

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