Gioco
Neri: ci serve solo più marmo
Il sindaco chiede solo il raddoppio dell'escavazione
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SERAVEZZA. «Nessuna guerra con Carrara: chiediamo solo la tutela del nostro settore lapiedo». Il sindaco di Seravezza Ettore Neri ribatte agli imprenditori carrarini, risentiti per l'iniziativa dei primi cittadini di Seravezza, Stazzema e Pietrasanta. I sindaci chiedevano a Regione, Provincia e Parco delle Apuane di trovare le misure per dare respiro al settore lapideo, con regole più precise che impediscano un'eccessiva vendita del materiale non lavorato. «Chiediamo un confronto con le istituzioni sul settore lapideo in Versilia - ribadisce Neri, che attacca: «La rapida e nervosa risposta che giunge da anonimi imprenditori del marmo dell'Associazione Industriali di Massa Carrara mi costringe a precisare i nostri obiettivi. È un nervosismo immotivato perché nella nostra lettera non viene mai citato il territorio e il sistema imprenditoriale del marmo di Carrara. A noi non interessa puntare il dito contro altri che hanno diritto di sviluppare sul proprio territorio le scelte che ritengano più opportune. A noi interessa invece avviare un serio ragionamento con l'Unione dei Comuni della Versilia, il Parco, la Provincia e la Regione sulla specificità di un sistema estrattivo, con profonde e interessantissime caratteristiche storiche e culturali, con una, per noi, rilevante valenza economica e con professionalità e potenzialità enormi». Il sindaco di Seravezza insiste: per rilanciare il settore è necessario incrementare l'estrazione nelle cave della Versilia, per alimentare la filiera. «Si deve prendere atto delle diversità e delle specificità, e che a queste venga attribuito il giusto valore. Nel Comune di Seravezza si estrae, attualmente, circa l'1% di tutto il marmo estratto sulle Apuane; poco di più viene estratto a Stazzema. Si tratta quindi di situazioni di nicchia: il nostro obiettivo è quello di aumentare il quantitativo estratto di 2-3 punti percentuali, ma solo e soltanto se saremo in grado di lavorarlo e trasformarlo, in larghissima parte, nei nostri laboratori; solo e soltanto se saremo capaci di creare le condizioni per trasmettere la conoscenza, la passione e il lavoro ai nostri giovani. Siamo una realtà dotata di eccellenze, che ha la fortuna di avere sulle proprie montagne dei marmi straordinari e unici al mondo per bellezza e per struttura. Vogliamo rafforzare la lavorazione in filiera corta locale: riteniamo che una scelta di questo tipo meriti di essere valorizzata.I Comuni della Versilia non vogliono perdere il settore lapideo della estrazione e della trasformazione e vogliono che la maggior parte del materiale estratto venga trasformato all'interno di un sistema di filiera corta locale: nei nostri laboratori, dai nostri lavoratori». Intanto Italia dei Valori di Lucca e Massa Carrara, con una sorta di riflesso condizionato dicono subito di no alla riapertura delle cave di marmo nel Parco delle Apuane. «Pur condividendo la preoccupazione dei sindaci Neri, Lombardi e Silicani per il comparto del marmo, che oramai da anni è in crisi, non crediamo affatto che la soluzione per garantire la filiera e il lavoro alle aziende dei nostri territori sia quella di dare o riaprire vecchie concessioni. «E' fondamentale, invece, comprendere che l'estratto sarebbe più che sufficiente per dare lavoro alle poche aziende ancora aperte. Il problema, semmai, è che i concessionari, pur di fare speculazione e massimo profitto con il marmo (che dovrebbe essere una risorsa comune) preferiscono esportare i blocchi appena estratti e farli lavorare in altri Paesi e importati di nuovo a prezzi concorrenziali. «Per questo, la soluzione che noi di Italia dei Valori proponiamo è in linea con quanto dichiarato da Quadrelli di Fillea: imporre al Distretto delle norme che obblighino a lavorare un'alta percentuale dei blocchi in loco in modo da sostenere davvero le locali aziende del settore lapideo».
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