Attenzione
Truffò professionista, condannata
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Unaula di Tribunale con il motto della giustizia Il ritorno di Cristina Ponzecchi, che agì insieme a Guglielmina Da Prato
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VIAREGGIO. Due anni e sei mesi per i reati di truffa, millantato credito, sostituzione di persona: è la condanna che il Tribunale di Genova ha comminato ieri a Cristina Ponzecchi, 49 anni, per la vicenda che la vide presentarsi come magistrato antimafia ad un professionista viareggino e alla di lui compagna, anche lei professionista. Insieme a Ponzecchi è stata condannata Guglielmina Da Prato (2 anni e 4 mesi, tra i reati a lei contestati non c'era la sostituzione di persona). In più occasioni - secondo l'accusa formulata dal pm Biagio Mazzeo - le due donne «si facevano consegnare dal professionista la somma complessiva di circa 50mila euro per portare a buon fine "patteggiamenti" in procedimenti penali che riguardavano il professionista medesimo». Tra le promesse anche quella di «interessarsi presso l'autorità giudiziaria al fine di fargli ottenere l'affidamento dei figli e la restituzione in uso della residenza familiare assegnata al coniuge separato». Residenza che il professionista avrebbe voluto poi vendere per fare fronte ad alcune difficoltà finanziarie. Ma non solo: nella "partita" giocata dalle due donne entrano anche personaggi dello spettacolo, nomi noti della canzone molto conosciuti per le frequentazioni della Versilia, che «avrebbero potuto», secondo quanto assicurato da Cristina Ponzecchi, intervnire per risolvere la situazione economica del professionista presso la sede locale di una banca. Istituto di credito al quale - secondo l'accusa - la stessa Ponzecchi si presentò «attribuendosi la falsa identità di un avvocato». di Donatella Francesconi VIAREGGIO. «Sono entrato in un meccanismo dove, ad un certo punto, anche l'inverosimile speri che diventi vero, perché ti sei complicato la vita in un modo incredibile...». Parla così, davanti a giudice (marco Domenico Panicucci) e pubblico ministero del Tribunale di Genova il professionista viareggino (non ne facciamo il nome in quanto comunque vittima) che ha denunciato di aver subito una truffa pesante da Cristina Ponzecchi e Guglielmina Da Prato. Pagine e pagine di verbali d'udienza nei quali, l'uomo e la sua compagna (anche lei una professionista di un settore diverso da quello dell'uomo) spiegano cosa li ha portati a credere a ciò che era oggettivamente inverosimile: un magistrato antimafia, così si presentò a loro Ponzecchi secondo le carte del processo, disponibile ad occuparsi e risolvere, secondo le promesse, delle vicende economiche e familiari di un professionista di provincia ed in più in cambio di denaro. Un personaggio noto, invece, con ben altra fisionomia. Essendo stata condannata già proprio per una truffa dai contorni simili ai danni di un ristoratore della Versilia. Tanto che, il giorno dopo un pranzo tra il professionista, Cristina Ponzecchi e altri commensali, in un locale della Darsena, accade un fatto che avrebbe dovuto mettere il professionista sull'avviso: «Il ristoratore che mi conosce da tanti anni venne da me e mi disse: "Con chi eri a tavola! Lo sai che a me risulta che una delle persone che era a al tavolo con te sia una che racconta un sacco di storie, che ha avuto anche un sacco di problemi...Sarebbe bene che tu andassi alla Questura di Viareggio e che raccontassi le cose, per aver magari riscontro di quello che dico». L'uomo affronta Cristina Ponzecchi, ed ecco la risposta della donna: «Mi aveva detto che era sotto copertura, che era tutta una cosa studiata a tavolino e che comunque, se io non credevo a quello che mi diceva lei, chiaramente mi sarei scordato dei miei figli e che invece che averli probabilmente avrei avuto anche altri problemi non specificati...». Alla domanda del giudice sul fatto che l'uomo abbia creduto o meno alla risposta ascoltata, il professionista risponde descrivendo un quadro che con la realtà ormai non aveva più niente a che fare: «Io le ho creduto...Non è che le ho creduto, ma la situazione era poi talmente ingarbugliata che sono rimasto ingarbugliato da non reagire immediatamente...». A definire nel dettaglio la figura di Cristina Ponzecchi nel rapporto con il professionista è la compagna dell'uomo che, per lavoro, avrebbe dovuto essere più esperta in ambito legale: «Si presentò come magistrato anitmafia, appartenente al gruppo di Piero Grasso...Raccontava di attività svolte. Raccontava anche di partecipare ad attività antimafia direttamente, di viaggi in elicottero...e che il fidanzato era nella scorta di un cantante italiano famoso, che aveva poi partecipato a guerre in Kossovo, Nassiria...». alla domanda posta dal pm «Non ha mai sospettato che ci potesse essere qualcosa di non veritiero?», la donna non ha dubbi nel rispondere: «Assolutamente sì...però ero curiosa di vedere dove andava a finire tutta questa vicenda». Nel mezzo alla quale il suo uomo, come da verbali, decide di comprarsi «dieci metri di corda».
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