Sicurezza
Ex-calzaturificio, in sei a giudizio
Gabriele Dini
◗
Le case sequestrate in via Papa Giovanni A processo il re del mattone Giacomo Fonio. Per il Gup l'abuso d'ufficio non c'è
2 MINUTI DI LETTURA
MASSAROSA. Sei rinvii a giudizio per l'operazione di recupero dell'ex-calzaturificio. La decisione, che riguarda ex dirigenti del Comune, imprenditori e professionisti, è stata presa ieri dal Gup di Lucca Marcella Spada Ricci. Nel marzo 2010 il caso aveva destato scalpore. Le operazioni di recupero dell'ex-calzaturificio "Massarosa" erano finite nel mirino della magistratura che aveva ottenuto il sequestro preventivo della struttura realizzata dalla Iffi - e tra l'altro già completata - che comprende 63 unità immobiliari tra le quali oltre 40 appartamenti, uffici e fondi commerciali (un'operazione edilizia dal valore stimato di 12 milioni di euro). A mettere i sigilli erano stati gli agenti della Forestale e della Polizia provinciale che avevano anche eseguito le indagini. Ieri è arrivato il rinvio a giudizio per sei degli imputati. Tra questi Simone Pedonese, ex-dirigente dell'ufficio urbanistica del Comune, Marco Lippi, Giacomo Fonio, responsabile della Iffi spa di Viareggio, Luca Gabrielli e Spartaco Baratti (i due architetti che diressero i lavori e che sono assistiti dall'avvocato Marco Massara) e poi Manrico Marianelli, ex -proprietario dell'ex-calzaturificio di via Papa Giovanni (che tramite l'avvocato Arnaldo Maffei ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato). La prima udienza del processo è già stata fissata per il 14 marzo al Tribunale di Viareggio di fronte al giudice Gerardo Boragine. Il Gup ha comunque deciso per il non luogo a procedere per quanto riguarda il reato di abuso d'ufficio di cui erano accusati Pedonese (assistito dall'avvocato Giorgi) e Lippi (difeso da Cariello). Secondo quanto ricostruito dagli uomini della sezione di polizia giudiziaria della Procura, il progetto presentato sarebbe stato in contrasto con una serie di norme previste per i piani di recupero. Non sarebbe stata rispettata ad esempio la dotazione minima di aree per verde pubblico, spazi pubblici attrezzati e per parcheggio in rapporto al volume residenziale e alla superficie commerciale. Non sarebbero inoltre state rispettate le distanze minime dal confine, né le altezze massime consentite. Di questo comportamento avrebbero tratto profitto il Marianelli e il Fonio, attori principali dell'operazione, e i due tecnici incaricati della direzione dei lavori. Per gli inquirenti sarebbero state realizzate «plurime violazioni delle normative, tutte tese ad autorizzare la realizzazione di volumi superiori rispetto a quanto consentito». Alla fine dell'udienza l'avvocato Marco massara ha fatto notare che il processo potrebbe anche finire in prescrizione. L'immobile al centro del caso è ancora sotto sequestro nonostante le richieste dell'azienda prorietaria dello stabile, la Iffi di Viareggio. Alcuni degli appartamenti erano già abitati.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
