Il Tirreno

Versilia

Bianchetti "falsi", condanna vera

Gabriele Dini
Il giudice Boragine
◗
Il giudice Boragine

Ristoratore serviva pesce cinese invece del novellame: un mese di reclusione

2 MINUTI DI LETTURA





  VIAREGGIO. Quelle frittelle di bianchetti sono rimaste "indigeste" ai proprietari del ristorante cinese.  Tanto da essere state la causa di una condanna per frode in commercio inflitta dal giudice monocratico del tribunale di Viareggio Gerardo Boragine: il pesce non era fresco e non si trattatava nemmeno dei "bianchetti" tanto amati dai buongustai.  Il caso è finito davanti al giudice dopo un blitz da parte della Capitaneria di porto di Viareggio. durante una serie di controlli era risultato qualcosa di strano. Nel menu del ristorante cinese di via Mazzini figurava un piatto che di cinese ha veramente poco.  Anzi, quelle frittatine di bianchetti, sono un piatto tipicamente Mediterraneo e, in particolar modo, tipico prodotto della cucina tradizionale viareggina.  Nell'atto di offrire i bianchetti ai clienti non c'era in sé niente di male. Ma gli uomini della Capitaneria hanno voluto comunque vederci più chiaro. Così si sono presentati in borghese al ristorante e hanno ordinato una porzione di quell'insolito piatto (almeno per quell'ambiente orientaleggiante).  Quando l'oggetto del contendere è arrivato in tavola gli uomini della Capitaneria si sono subito accorti che qualcosa non andava. Così hanno tolto la "maschera" da clienti e si sono qualificati chiedendo di poter effettuare un controllo nelle cucine del ristorante.  In particolar modo gli uomini della Guardia Costiera hanno chiesto di poter vedere quel materiale che veniva spacciato per bianchetti (nella versione reale i bianchetti sono novellame di sarda o acciuga). Quello che veniva servito in tavola, così ha ribadito anche in aula l'accusa, era un tipo di pesce cinese, chiamato "Pesce ghiaccio": niente a che fare con sardine o acciughe.  Così gli uomini della capitaneria hanno sequestrato tutto il materiale. Da quel sequestro è partito il processo che lunedì ha portato alla condanna della proprietaria del ristorante cinese a un mese di reclusione per frode commerciale. Per la difesa si era invece trattato di un errore "linguistico".  Ma il giudice Boragine ha dato ragione all'accusa.  Durante il processo è anche emerso che il pesce spacciato per bianchetti veniva acquistato a 1 euro al chilo, prezzo ben differente da quello solitamente pagato per il novellame.  Il pesce dato ai clienti era anche congelato: ma la cosa non era indicata nel menu (come invece prevederebbe la legge).

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa