Il dolore
Anziani aggrediti e rapinati in casa
Matteo Tuccini
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VITTIME. Sopra, Albertina Barsanti e Osvaldo Gherardi, i due anziani che (assieme alla nipote) hanno subito la rapina nella loro villetta di Pozzi A destra, luomo mostra leffrazione della porta L'uomo è stato spinto giù dalle scale e minacciato con un cacciavite alla gola
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POZZI. Due colpi «che sembrava venisse giù il mondo», nel cuore della notte. La porta si apre, in casa entrano tre energumeni. «Dateci i soldi». È il panico. Per una coppia di anziani di Pozzi, quei 5 minuti intorno alle 3 del mattino sono stati un buco nero. Un incubo in cui sono stati trascinati da tre malviventi, quasi sicuramente stranieri. I tre si sono accaniti in particolare sull'uomo, spingendolo e facendolo cadere giù dalle scale. Lo hanno minacciato con un cacciavite e gli hanno strappato l'orologio dal polso. Poi hanno preso gioielli e una borsa. Un bottino di un paio di migliaia di euro, il prezzo per questa gente di una notte di terrore. Le condizioni del pensionato, ricoverato al pronto soccorso dell'ospedale Versilia, non sono gravi: ha avuto un referto di 10 giorni. L'aggressione. È la notte tra venerdì e sabato. Osvaldo Gherardi, 74 anni, e Albertina Barsanti, 69, stanno dormendo nella loro villetta di via Tre Usci. In casa con loro c'è una nipote di 18 anni. Intorno alle 3 il loro cane di razza Jack Russel comincia ad abbaiare come un ossesso. La ragazza si spaventa, anche lei sente dei rumori. Chiama la nonna, che riposa al piano di sopra. Albertina capisce che la giovane è spaventata e cerca di rassicurarla: «Dormo con te, non ti preoccupare». Ma appena si corica sente due colpi alla porta da rabbrividire. I ladri hanno forzato la porta d'ingresso con un cacciavite. Sono alti e robusti, con cappucci e passamontagna. Urlano, con accento straniero: «Dateci i soldi». Lo fanno anche per farsi capire, visto che l'allarme ha cominciato a suonare. Osvaldo Gherardi, che nel frattempo è sceso per la confusione, viene preso di mira. Lo spingono e lo portano fino alle scale verso il piano interrato. Cinque scalini che l'uomo fa alla rovescia, rovinosamente. È ferito e si lamenta. Albertina teme che lo stiano picchiando: «Fatela finita!», grida. A lei e alla nipote i malviventi cercano di chiudere la bocca, coprendole con il piumone e imbavagliandole. Cercano di tenerle ferme, mentre loro si divincolano e li implorano di andarsene. Orologio strappato. Uno dei rapinatori ha notato l'orologio dell'uomo: è un Longines, ha un discreto valore. Lo minacciano con un cacciavite alla gola e glielo strappano dal polso, causandogli delle piccole lesioni. Poi i tre si mettono a cercare. Notano i gioielli della ragazza, oro e collane, e li prendono. Notano una borsa con la patente e con qualche contante. Decidono di non andare al piano superiore: ormai sono trascorsi troppi minuti e l'allarme sta suonando come un ossesso, richiamando attenzioni e forze dell'ordine. Fuggono con un bottino non superiore ai 2mila euro. Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri. L'impressione è che si tratti di una banda più aggressiva rispetto ai raid di furti commessi in questi giorni in Versilia. «Siamo sotto choc». La mattina seguente all'aggressione i due anziani sono come attraversati da scosse elettriche. Ai carabinieri e ai cronisti che chiedono informazioni rispondono con la voce rotta dall'emozione, accavallando flash di quei momenti terribili. «Siamo spaventati a morte - dice Albertina Barsanti - anche l'11 gennaio scorso ci avevano derubato, ma non era stato così». (Ha collaborato Roy Lepore)
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