Il Tirreno

Versilia

In aula il legame tra l’imprenditore e il politico, accusati di corruzione sugli affari immobiliari a Marina

Un'amicizia vissuta tra cene e denaro

Baldini dette 40 milioni di lire a Benedetti: «Fu un prestito per il mutuo»

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 PIETRASANTA. È vero, erano amici. Molto amici. Al punto che quando Alfredo Benedetti, non ancora assessore ai lavori pubblici (era il 1998), si lasciò scappare durante un pranzo che stava per accendere un mutuo, l'imprenditore Giuliano Baldini gli prestò quasi sull'unghia 40 milioni di lire.  Quei soldi, precisa in tribunale il legale di Benedetti, furono poi restituiti interamente.  Perciò il documento trovato dagli inquirenti nella cassaforte dell'ex assessore su questo passaggio di denaro non prova altro che quello: un'amicizia forte.  È sul legame "pericoloso" tra il politico e l'imprenditore - presunto corrotto e presunto corruttore - che si incentra buona parte della penultima udienza del 2011 del processo che vede imputato, tra gli altri, l'ex sindaco Massimo Mallegni.  Un'amicizia, quella tra Benedetti e Baldini, mai negata dal primo. Ma che secondo l'accusa non era disinteressata. Al punto da favorire Baldini nella realizzazione delle grandi operazioni immobiliari a Marina, dietro benefici in cene, denaro e ospitalità gratuita a Venezia. Bonus riservati, secondo la Procura, a Benedetti, Mallegni e al dirigente comunale Dante Galli.  Anche ieri la difesa, però, come già affermato più volte per gli altri imputati, ha ribadito la propria tesi: «Non ci sono prove della corruzione».  «Quelle cene erano compleanni». A questo proposito anche l'avvocato Riccardo Carloni, difensore di Benedetti, torna sulle famose cene a base di vini d'annata. Ridimensionandole. «Quelle cene erano compleanni - dice - delle semplici feste che l'imprenditore teneva nella sua villa di Compignano».  «Non ci sono tracce della corruzione». Carloni ha poi affrontato la questione del documento trovato nella cassaforte di Benedetti, che testimonierebbe il passaggio di denaro ma che - secondo il legale - non sarebbe una prova significativa. «Il dato di fatto - dice - è che durante queste indagini non sono stati fatti accertamenti bancari. Insomma: gli inquirenti non hanno trovato niente».  «Incontro tra amici». Il sentimento dell'amicizia viene tirato in ballo anche per l'incontro tra l'agente di polizia municipale Angelo Coppedè e l'allora capo di gabinetto di Mallegni, Adamo Bernardi. Secondo l'accusa, Bernardi volle fare pressione sul vigile dopo le lamentele della ditta Seardo, preoccupata per le troppe multe. Il titolare di quest'ultima, Adriano Giovannetti, è padre del consigliere comunale Pdl Alberto.  «In realtà - spiega Carloni - Coppedè e Bernardi erano amici da moltissimi anni. E il fatto che quest'ultimo volesse incontrare il vigile non in Comune, ma nell'agenzia immobiliare della moglie, dimostra la buona fede del capo di gabinetto».

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