Il Tirreno

Versilia

«Così uccidete le imprese»

Donatella Francesconi
«Così uccidete le imprese»

Ici sugli specchi d'acqua, appello degli industriali al Comune

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 VIAREGGIO. Affollatissima riunione, ieri pomeriggio, tra imprese e soggetti della Darsena destinatari degli accertamenti Ici inviati dalla Viareggio Patrimonio. A convocarla la sezione navale di Assindustria Lucca, preoccupata per il futuro della Darsena e delle sue imprese.  «Comprendiamo l'esigenza di cassa del Comune», è il commento al termine della riunione, guidata da Vincezo Poerio nei panni di presidente uscente della sezione: «Ma il problema non può essere risolto uccidendo le imprese della Darsena».  Parole chiare che saranno ribadite anche nel confronto che le imprese si ripromettono di avere con l'amministrazione comunale. Perché - è stato spiegato - «vi sono alcuni elementi da approfondire, oltri i presupposti per gli accertamenti». Tra i punti da verificare «come si applica la rendita catastale», ma anche il meccanismo per cui «vengono richiesti oggi pagamenti per molti anni indietro».  Il porto di Viareggio non può essere considerato turistico: un ragionamento che è stato proposto anche in previsione della tassa di stazionamento appena introdotta, dal maggio 2012, con la manovra del governo Monti. «La logica è quella della produzione e dei servizi, non degli ormeggi», sottolineano gli operatori della nautica. In un porto in cui «si ormeggia per lavori da fare e da far fare». Insomma, concludono, gli industriali, «è come se tassassero i giorni che un'auto sta in officina...».  L'aria che tira è quella di far presente la particolarità del porto di Viareggio facendo arrivare il messaggio fino a Roma. Magari attraverso la voce della poliitca locale. La tassa di stazionamento non trova il consenso di Bruno Nelli, presidente del circolo velico della "Madonnina". «Sopra i 10 metri e fino a 14 metri si parla di barca a vela che può essere acquistata da un diportista un po' esperto. Non siamo certo nel campo del super lusso...». Nelli propone anche un altro tipo di ragionamento: «Ci spiegano che la manovra è per rimanere in Europa: bene, ma la tassa di stazionamento è adottata davvero in tutti i porti? Oppure le barche che oggi vediamo tra le nostre banchine sono già pronti a salpare per approdi meno dispendiosi? So già che, purtroppo, assisteremo ad una fuga: come negli anni' 80 quando scapparono tutti. Il risultato sarà uno solo: più disoccupazione ed economia viareggina, che è già in ginocchio, completamente sdraiata».  I conti parlano di 50mila/60mila euro l'anno di tassa di stazionamento per le barche più grandi, quegli yacht che proprio a Viareggio nascono: «La cantieristica viareggina - si accalora il presidente del circolo velico - avrebbe bisogno di incentivi e non di batoste. C'è una città che lavora, intorno alla nostra nautica. E si sceglie di penalizzare questo lavoro con una tassazione che non corrisponde alle esigenze della città».  Il clima, in Darsena, è pesante. E non solo per il vento ed il maltempo che sbatte le barche contro pontili e banchine. Chi aveva pensato che l'economia della grande nautica potesse in qualche modo "svoltare" la crisi delle commesse puntando sul refitting, sulle manutenzioni, sull'offerta delle tante officine viareggine e versiliesi, vede sfumare anche questa speranza. A due passi da un gennaio 2012 che porterà altra cassaintegrazione per la Darsena senza poter più contare sul passaggio dagli ammortizzatori sociali ai pensionamenti, come sottolineano gli industriali della nautica.  

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