Il Tirreno

Versilia

Strage, la commissione d'indagine ministeriale incontrerà i familiari

Donatella Francesconi
Sui binari della stazione di Viareggio: la protesta dei familiari delle vittime della strage
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Sui binari della stazione di Viareggio: la protesta dei familiari delle vittime della strage

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 VIAREGGIO. La commissione ministeriale d'inchiesta sulla strage di Viareggio incontrerà l'associazione "Il mondo che vorrei", quella dei familiari delle vittime. L'annuncio è arrivato ieri nella lettera che la Direzione generale per le investigazioni ferroviarie (ministero dei trasporti) ha inviato a Daniela Rombi. La voce di chi ha perso i propri cari tra la fiamme arriverà, dunque, fino a Roma. E questa volta sarà ascoltata.  La commissione composta dagli ingegneri Branciamore, Loreto e Lucani - scrive il direttore della Direzione generale per le investigazioni ferroviarie, Marco Pittaluga - ha «praticamente finito il proprio lavoro». In questo mese, però, effettuerà «i passaggi illustrativi della relazione alle varie parti in causa, in modo che esse abbiano anche da eccepire in tutto od in parte e contribuire con i propri scritti, considerazioni, ecc.». La commissione inconterà «il gestore dell'infrastruttra (Rfi, ndr), le imprese del mondo ferroviario coinvolte, la Polfer, i vigili del fuoco, le istituzioni locali, le rappresentanze delle parti lese e l'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria. È evidente che saranno attuati incontri separati per dare la massima libertà di espressione ad ognuno».  Pittaluga racconta a Rombi le difficoltà incontrate lungo un percorso durato, ormai, due anni e mezzo. E nello scrivere alla presidente dell'associazione, che nel disastro ferroviario ha perso la figlia di soli 21 anni, si rivolge «a tutte quelle persone che come lei aspettano con comprensibile ansia una parola definitiva sulla drammatica e lacerante vicenda di Viareggio».  Poi, l'ingegnere, tocca anche il tasto dolente dei rapporti economici del Contratto di programma (lo stesso in base al quale è esploso il caso del perito del gip pagato da Rfi) che attraversa anche la commissione d'inchiesta del ministero: «Gli ingegneri Branciamore, Loreto e Lucani, saranno pagati con fondi prelevati nell'ambito dei trasferimenti che il ministero delle finanze attua a favore di Rfi per la realizzazione degli investimenti per gli anni 2007-2011 che vanno sotto il nome di "Contratto di programma". Detta così si comprende la sua meraviglia e la sua incredulità in quanto appare, ad una lettura d'impatto, che essi vengano pagati con fondi di Rfi e da Rfi. Sarebbe una colossale contraddizione che la Direzione generale per le investigazioni ferroviarie, che deve assicurare per sé e per i propri collaboratori ogni possibile forma di indipendenza ed autonomia, venga a dipendere finanziariamente da una struttura controllata. In realtà Le confermo che la sensazione di disagio che lei stessa prova, è per me assolutamente comprensibile. Tanto che, insieme agli uffici di gabinetto del ministero, ho a suo tempo chiesto al ministero delle finanze di valutare ogni possibilità per accendere uno specifico capitolo di spesa da mettere a disposizione della Direzione. In modo da realizzare oltre che nella sostanza (che è già assicurata) anche nella, forma, una evidente cesura con Rfi».  Così non è stato. Ma Pittaluga ci tiene a ribadire: «Questa direzione generale esplica tutti i controlli sul prodotto d'indagine, ne approva i contenuti finendo per fare proprio il prodotto stesso e per approvare le spese sostenute rendendole quindi definitivamente esigibili. Solo allora la Direzione passa un semplice ordine ad Rfi» che svolge il ruolo di «ufficiale pagatore nell'ambito del contratto di programma». Non c'è, conclude il direttore generale, «alcun tipo di interlocuzione tra Rfi e le Commissioni che non siano stati quelle strettamente attinenti alle inchieste».

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