Il Tirreno

Versilia

La dirigente comunale rompe il silenzio dopo il proscioglimento e rilancia la battaglia legale

Baccanella, volano ancora denunce

L’ex direttore generale del Comune Guia Amato Accanto, la Baccanella
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L’ex direttore generale del Comune Guia Amato Accanto, la Baccanella

La Amato attacca il «grande testimone» Campagnucci: da lui solo falsità

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 MASSAROSA. «Tutta l'inchiesta nasce da una falsa testimonianza di un ex-dipendente del Comune, tra l'altro licenziato, che narra di una mia fantomatica partecipazione a un pranzo "a porte chiuse"». È la dirigente comunale Guia Amato, a parlare.  «L'ex-dipendente - continua l'ex-direttore generale - è stato denunciato, anche nella speranza di sapere da chi sia stato indotto a fornire tale falsa testimonianza e a quale prezzo». Dopo due anni di silenzio sulla vicenda della Baccanella (anche lei, con alcuni familiari, era tra le persone indagate ed è stata prosciola «perché il fatto non sussiste»), ricostruisce la storia di quella lottizzazione. L'attacco della Amato è rivolto all'architetto Giorgio Campagnucci, considerato il maxi-testimone nell'inchiesta terminata con il proscioglimento di tutti gli imputati: fu lui a parlare di una cena dove si discusse della lottizzazione.  «Da oltre 30 anni sono dipendente del Comune - esordisce la Amato - in questi anni, pur avendo ricoperto incarichi di dirigente responsabile di vari settori per le varie giunte politico-amministrative che si sono succedute, non ho mai avuto critiche, ne ero mai stata coinvolta in procedimenti giudiziari. Mia nonna era Giuseppina Casanova, l'unica maestra elementare a Quiesa, e molti cittadini conoscono la sua storia e la sua generosità. Mia madre è Daria Gragnani e, con il fratello Vando, poi deceduto, ha avuto in eredità i terreni che comprendevano la "famigerata" Baccanella, nella frazione Quiesa: in tutto, circa 40mila metri quadrati. Voglio ricordare - aggiunge Amato - che una parte di questi terreni venne data dalla mia famiglia per la costruzione della scuola elementare. Un'altra parte consistente fu acquisita dal Comune per costruire decine di alloggi di edilizia popolare. Un residuo di diecimila metri quadrati, la "famigerata" Baccanella, è stata dichiarata area fabbricabile fin dal 1975 e da allora la mia famiglia ha pagato l'Ici su quei terreni».  Duro lo sfogo della dirigente. «Sono stata spesso indicata, più o meno apertamente, come autrice o complice di tutti gli abusi e di tutte le manovre volte a realizzare illeciti profitti su questo lotto di terreno. Con la mia famiglia, sono stata fino ad oggi in silenzio e ho sopportato ogni manovra diretta con odio e cattiveria alla mia persona. Ma ora posso dire che questa accusa non è mai stata sostenuta da una sola prova documentata: a sostegno è stata unicamente prodotta una falsa testimonianza di un ex-dipendente». Velata, ma chiara, anche la critica nei confronti dell'attuale amministrazione. «Voglio dire chiaro e forte che qualcuno, magari per motivi elettorali, ha volutamente montato lo "scandalo baccanella": qualcuno che, con accanimento e incoscienza ha preferito consegnare al futuro di Quiesa lo scandalo di cementi e sterpaglie bloccati da una inchiesta giudiziaria pompata ad arte, invece che, come legge prevedeva e secondo il progetto approvato, un normale insediamento abitato».  Con toni decisamente diversi ma sul caso Baccanella interviene anche il sindaco Franco Mungai. «Esprimo solidarietà, umana e politica, al vice sindaco Adolfo del Soldato, oggetto in questi giorni di attacchi, da parte di Fabrizio Larini, che non è possibile commentare, frutto di rancore e bassezza personale. Sul piano politico la vicenda rimane tutta: l'amministrazione Larini ha compiuto uno scempio ambientale e lo scempio rimane».  «Provo sgomento e commiserazione umana - aggiunge l'assessore Adolfo del Soldato - di fronte alle uscite di Larini. Da lui e quelli come lui posso accettare tutto, tranne che lezioni di moralità politica. Il problema di Larini è che non si è ancora fatto una ragione del giudizio dell'elettorato».

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