Sicurezza
Strage, la statistica cancella i morti
Donatella Francesconi
◗
Marina Galano Chi è spirato 30 giorni dopo il disastro è considerato nel numero dei feriti
2 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. I morti nel disastro ferroviario di Viareggio sono trentadue. Ma non per le statistiche ufficiali. Che ne hanno contati solo trenta. Così si legge nella relazione annuale dell'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, il cui direttore Alberto Chiovelli ha però aggiunto un allegato dedicato alla strage di Viareggio specificando correttemente il numero delle vittime nell'invio del documento al ministero dei trasporti. Come si sia arrivati al numero, non veritiero di 30 morti, lo spiega lo stesso Chiovelli cui ci siamo rivolti dopo aver chiesto ad Fs una spiegazione sul conteggio che cancella due morti. Spiegazione che non è arrivata. «Nella relazione inviata all'agenzia europea - spiega Chiovelli - abbiamo seguito le rigide regole degli Indicatori Comuni di Sicurezza. Fissati dalla direttiva comunitaria 149/2009 che modifica la numero 49/2009. Indicatori che prevedono nel conteggio delle vittime le morti che si sono verificate entro trenta giorni dall'incidente». Ironia della sorte è datata proprio 2009 la direttiva europea che cancella due morti della strage di via Ponchielli. O forse ne fa scomparire addirittura tre. Perchè le persone ustionate, morte oltre un mese dopo il disastro, sono tre: Emanuela Menichetti, figlia di Daniela Rombi, presidente dell'associazione "Il mondo che vorrei"; Marina Galano, la giovane commessa compagna di Alessandro Farnocchia e Elizabeth Silva, la baby sitter che ha lasciato orfani i figli rimasti in Ecuador. Dunque, manca all'appello Angela Monelli, la donna morta d'infarto mentre i suoi parenti soccorrevano i bruciati vivi arrivati fin sulla porta di casa. La signora Monelli è ufficialmente compresa nel conto delle vittime della strage perfino dalla legge-Viareggio. E, allora: chi hanno fatto scomparire dal numero dei morti, le regole assurde delle ancor più assurde direttive europee? Assurde e agghiaccianti. Perché alla domanda in quale conto siano finiti i morti dopo trenta giorni, la risposta della statitistica è «in quello dei feriti». Ed allora - gridano con quanto fiato hanno in gola mamma Daniela e papà Claudio - «diteci in quale ospedale è ricoverata nostra figlia, ferita per chi fa le regole per contare i morti! L'Europa è in grado di rispondere a questa domanda? Perché noi da due anni, invece, andiamo a piangerla al cimitero. Senza sapere che per la direttiva europea è viva e solo ferita...Offesa più grande non potevamo riceverla...». Se mai c'è stato un motivo per cambiare la direttiva, si potrebbe dire che è davvero arrivato...
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
