Italia
Espulso mentre sta per sposarsi
Matteo Tuccini
◗
BUROCRAZIA. Sopra, rimpatrio di un clandestino È clandestino: rispedito in Senegal. Tra le lacrime di lei, 18 anni e incinta
3 MINUTI DI LETTURA
SERAVEZZA. Doveva essere il più bel giorno della loro vita. Innamorati e con un figlio in arrivo, avevano deciso di dirsi sì. Niente feste, un affare da poveri: matrimonio in Comune, due firme, e poi via verso una nuova vita. In Romania, non in Italia. Ma tutto si è interrotto un attimo prima. Colpa di un sistema ingiusto, di leggi che se ne fregano dei sentimenti e delle persone. Colpa di una burocrazia impersonata da un funzionario dell'anagrafe e da poliziotti che non avrebbero mai voluto evitare di fare il proprio mestiere come stavolta. Fatto sta che il sogno di Sall e Maria Adela, senegalese lui e romena lei, si è spezzato sul più bello. Al momento del controllo dei documenti a Seravezza - erano circa le 9,30 di martedì - è emerso che il futuro sposo era clandestino: "in Italia senza permesso di soggiorno", come recitano gli aridi resoconti amministrativi. E nel giro di poche ore Sall, 32 anni, è stato portato via dalla sua amata, 18 anni e incinta di 2 mesi, per essere rispedito in Senegal. Espulso. Tra le lacrime di lei, che al telefono con la madre - che dalla Romania le chiedeva com'era andato il giorno più bello - cercava di spiegare i momenti della separazione, le parole non dette. Il suo dramma. Anche se in questi casi, forse, la spiegazione la dovrebbero dare altri. La storia di Sall Thierno e Maria Adela Lupu è una storia nuova e vecchia allo stesso tempo. Nuova perché la coppia che si era (è) formata è figlia della globalizzazione e delle Nazioni sempre più vicine. Vecchia perché, come ha spiegato un poliziotto esperto, che ne ha viste tante, «pagano sempre i più disgraziati». Per il piccolo Comune di Seravezza, dove i due avevano deciso di "convolare", sono state scene mai viste. Chissà cosa è passato per la mente a quel funzionario che ha visto i documenti: forse ha pensato che il suo dovere gli imponeva di controllare e di verificare. E una volta controllato e verificato, ha pensato che fosse suo dovere chiamare la polizia. E gli agenti del commissariato di Forte dei Marmi hanno pensato che era loro dovere recarsi in municipio, controllare e verificare. E con la morte nel cuore, tanto che alcuni lo raccontano - a microfoni spenti - il giorno successivo, hanno preso Sall e l'hanno accompagnato a Roma. Sì: tutti hanno fatto il loro dovere e nessuno ha violato la legge. Però. Ci sono due persone, che hanno superato barriere culturali e razziali enormi, incontrandosi e innamorandosi in Versilia. «Noi viviamo qui da tempo, in roulotte - racconta la zia di Maria Adela, Anneta Lupu - ora ci siamo fermati a Pietrasanta, dove mia nipote ci ha raggiunto qualche anno fa. Ha incontrato Sall, si sono piaciuti, diceva sempre che lui era l'uomo giusto». Sall, in Italia dal 2007, non aveva permesso di soggiorno e lavorava al nero. Un ragazzo d'oro, dice Anneta. Uno che si è sempre tenuto lontano da tutti i giri loschi e che voleva soltanto sposare la sua adorata Maria Adela. Uno che era disposto a rifarsi una vita non nell'ex Paese di Bengodi - l'Italia - ma in uno più povero e sconosciuto, pur di stare con la sua anima gemella. Che adesso è in Romania, per accudire una sorella malata e per riprendersi da quanto accaduto. «Sono sfortunata - ha detto piangendo alla zia - perché doveva succedermi questo?». Il fatto è che a questa domanda c'è una risposta, ma nessuno ha il coraggio di dargliela. (Ha collaborato Roy Lepore)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
