Il Tirreno

Versilia

Persi altri posti di lavoro

Bruni (Cgil): la gente non ha più speranza

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 VIAREGGIO. Aumenta la disoccupazione e cala la fiducia. È, in sintesi, la situazione che si trova a vivere la Versilia. Stando ai nuovi rapporti presentati dalla provincia di Lucca sul terzo trimestre del 2011, il nostro territorio sarebbe colpito da un calo della forza lavoro pari a 2 mila 831 lavoratori - o possibili tali - in meno e una disoccupazione ufficiale che si aggira sulle 6 mila persone. Un dato quest'ultimo che in teoria, considerando che nel 2010 si stimavano in poco meno di 9 mila i disoccupati, dovrebbe consolare ma che va a cozzare proprio col calo statistico del 5 per cento della forza lavoro. «C'è poco da stare allegri - sentenzia Paolo Bruni, segretario della Cgil versiliese -. Il calo della forza lavoro, pari al 5 per cento del totale, e la contemporanea diminuzione dei disoccupati e non aumento degli occupati significa una cosa sola: la gente non si iscrive nemmeno più alle liste di collocamento perché ha perso la speranza».  Dati reali. «Il calo della forza lavoro - spiega Bruni - non è perché sono aumentati i pensionati ma perché in molti, che prima erano iscritti alle liste di collocamento, sono entrati a far parte del sommerso. In pratica, dei non occupati, di quella parte di lavoratori che termina un contratto a termine o vede la sua azienda cessare l'attività ed'esce dal giro'. I disoccupati mancanti in realtà non hanno trovato lavoro ma statisticamente non esistono più». L'aumento di disoccupazione quindi, a dispetto dei dati forniti dalla Provincia, c'è. «Se ai numeri di disoccupati del 2010 - sostiene Lucia Dal Pino, segretaria versiliese della Cisl - ci aggiungiamo il sommerso, superiamo di gran lunga i numeri della passata stagione almeno di qualche centinaio, se non un migliaio, di unità». Un ragionamento, suffragato dai dati della Cgil. «L'anno scorso di questi tempi ci erano arrivate 500 richieste di disoccupazione ordinaria - aggiunge il segretario versiliese del sindacato - quest'anno ne sono arrivate oltre 2 mila. Praticamente sono quadruplicate. E senza contare le domande per la disoccupazione stagionale che arriveranno da dicembre».  Stop ai giovani. Il tasso di disoccupazione maggiore riguarda i giovani sotto i 30 anni: circa il 23 per cento. Una enormità rispetto al 7,4 per cento della fascia che racchiude over 30 e under 50 e al 6,1 per cento che colpisce i lavoratori dai 45 ai 74 anni. In pratica, i lavoratori invecchiano e non c'è ricambio generazionale. Maggiormente colpito dalla disoccupazione chi ha concluso prima gli studi: il 9 per cento ha la licenzia media, l'8,2 quella superiore e solo il 5,1 per cento la laurea.  Maglia nera alla cantieristica. Mentre tutti i settori calano i propri livelli di occupazione in valori variabili entro il 10 per cento, di diverso avviso il settore della cantieristica. «Siamo tornati ai livelli del 2008 - ammette Lamberto Pocai, segretario versiliese della Fiom - Il settore è dimezzato, su 6 mila addetti ne lavorano circa 3 mila. Rispetto all'anno passato, sono aumentate di circa un migliaio le richieste di cassa integrazione».  Aumentano gli emigranti. «È probabile - dice Bruni - che delle circa 3 mila persone mancanti all'appello, in molti siano giovani che se ne sono andati dal territorio in cerca di fortuna all'estero o in altre città d'Italia con più lavoro». F. B.

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