Italia
Case alla Baccanella, Larini prosciolto
Gabriele Dini
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Il cantiere abbandonato sulla collina della Baccanella vicino a Quiesa Per il giudice innocenti tutti gli imputati: il permesso a costruire era regolare
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MASSAROSA. Tutti prosciolti, e nessun rinvio a giudizio per il caso della Baccanella. Il caso delle villette sulla collina di Quiesa è stato al centro della campagna elettorale. E adesso che il gup di Lucca ha assolto l'ex sindaco Larini e le altre tre persone indagate per la vicenda, la questione da penale diventa politica. Con uno strascico di nuovi veleni. La formula adottata dal gup del Tribunale di Lucca Marcella Spada Ricci non lascia adito a dubbi. Tutti gli imputati devono essere prosciolti perchè il fatto non sussiste. Così tutte le persone finite nell'inchiesta sul supposto abuso edilizio sulla collina della Baccanella non dovranno nemmeno sottostare a un processo. La notizia è stata accolta con soddisfazione da tutti gli imputati. Tra questi c'erano molti nomi eccellenti come l'ex-sindaco di Massarosa (ora presidente della Salt) Fabrizio Larini (assistito dall'avvocato Enrico Marzaduri), l'architetto Nelio Volpi (difeso dalla coppia di avvocati Carlo lazzarini e Giorgio Paolini), l'ex dirigente dell'Urbanistica Simone Pedonese, l'ex segretario generale del comune Guia Amato (ora dirigente) e infine i tre proprietari dell'area su cui sono state costruite le tanto contestate villette. A convincere in maniera definitiva il giudice, lo scontro di perizie presentate dagli avvocati delle persone finite nell'indagine e dagli esperti nominati dal Tribunale. Al centro del teorema dell'accusa (l'inchiesta è stata aperta dal Pm Sergio Garofalo e conclusa con la richiesta di rinvio a giudizio arrivata ieri dal pubblico ministero Enrico Corucci) c'era il mancato rispetto delle norme, previste dai piani urbanistici del comune di Massarosa, sulle pendenze su cui è concesso costruire. Secondo l'accusa le 24 villette sarebbero state realizzate dove c'era una pendenza superiore al 35%, limte previsto dalle norme comunali. I periti del tribunale avevano in parte confermato questa accusa. Ma come dimostrato dai legali dell'architetto Volpi Carlo Lazzarini e Giorgio Paolini, queste ultime perizie erano state basate su carte topografiche di scala non adatta perché non abbastanza dettagliate da distinguere le pendenze nelle varie zone della collina. Secondo l'accusa l'allora sindaco Fabrizio Larini avrebbe spinto per la lottizzazione della collina - con la complicità dell'ex dirigente dell'urbanistica Simone Pedonese e l'aiuto del tecnico Nelio Volpi, progettista e consigliere comunale di Forza Italia - per creare un vantaggio illecito alla proprietà di quei terreni (riconducibile a familiari del dirigente comunale Guia Amato). Il valore dei terreni, stima della Procura, è passato da circa 150mila euro a 750mila (importo dichiarato dalla Monte Lucente srl che ha acquisito i terreni per farci 24 villette) con un illecito plusvalore. Le indagini avevano ipotizzato il falso e l'abuso d'ufficio. Sul mancato rispetto delle norme urbanistiche si era scatenata una battaglia fatta di polemiche ed esposti. Il Tar, chiamato in causa da alcuni cittadini e da Italia Nostra, con due sentenze ha dato ragione al Comune, sentenziando che la procedura adottata era «ineccepibile». E lo stesso termine è stato usato ieri dal gup Marcella Spada Ricci ponendo fine alla querelle legale, ma certo non allo scontro politico. Ora infatti bisognerà risolvere la questione degli abusi realizzati durante la costruzione delle villette e già individuati dalla Giunta Larini che aveva bloccato i cantieri.
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