Attenzione
Verande e ombrelloni a peso d'oro
Valentina Landucci
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Una delle verande esterne del bar Galliano in Passeggiata A Lido costano quattro volte meno, commercianti pronti alla serrata
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VIAREGGIO. Non si stupiscano i turisti in vacanza in Versilia se una tazzina di caffè al tavolo di un bar del lungomare viareggiono costerà di più di quella ordinata sotto la veranda di un locale di Lido. Potranno sembre dare la colpa al Comune. E dei costi della Cosap, la tariffa pagata da ogni commerciante del lungomare per occupare tutto l'anno il suolo pubblico di fronte alla propria attività. I titolari dei locali della Passeggiata - con l'arrivo del nuovo tariffario di fatto già in vigore da settembre ma sul quale ancora si tratta tra amministrazione e categorie economiche - andranno a pagare tre, quattro volte di più rispetto ai colleghi del lungomare lidese. Oltre 6mila 500 euro all'anno per una veranda di 20 metri quadrati occupata con tavoli e sedie: il doppio di quello che si pagava a Viareggio fino allo scorso anno. Il quadruplo di quanto costerebbe lo stesso tipo di veranda a Lido di Camaiore. Venti anni fa, quando Lido non era ancora quella di oggi e le "vasche" si facevano solo in Passeggiata a Viareggio, una differenza del genere avrebbe potuto anche avere un senso. Da una parte un bel lungomare bello ma senza alcun appeal commerciale. Dall'altra la Passeggiata, le architetture Liberty, i locali di grido. Il salotto buono, la piazza sociale e commerciale della capitale toscana del balneare. Ma i tempi sono cambiati: Viareggio è invecchiata. E le rughe si vedono tutte: nell'asfalto consumato, nelle vetrine buie, nei giardinetti abbandonati. Meglio l'aria nuova del lungomare lidese, fresca di lavori di riqualificazione - non ultimi quelli per il pontile - e tirata a lucido per accogliere il sempre maggior numero di vacanzieri che il caffè preferiscono prenderlo al Cristallo piuttosto che da Galliano. E questo i commercianti viareggini lo sanno. E si arrabbiano. «A Lido già pagavano meno di noi - tuona Roberto Vannozzi, proprietario dello storico Galliano - e hanno anche una passeggiata nuova. Con questi aumenti ci costringono a chiudere. Di sicuro molti non ce la faranno a restare aperti d'inverno, almeno la sera. Così resterà una passeggiata buia e senza servizi. Faremo la fine di Rimini: aperti solo d'estate». Il clima in Passeggiata, ma anche nella altre zone della città destinate a vedersi raddoppiate le tariffe della Cosap come via Battisti e via Fratti, è rovente. «Molti di noi chiedono la serrata contro gli aumenti - continua Vannozzi - aspettiamo ancora una proposta da parte del Comune che ci ha promesso degli sgravi rispetto alle tariffe annunciate. Ma è chiaro che non basta uno sconto. Io andrò a pagare più del doppio dello scorso anno». Non poco per un'attività come la sua che di metri quadri di verande e aree coperte fuori dal locale ne ha all'incirca 170. Facendo due conti potrebbe arrivare a pagare quasi 60mila euro l'anno. E non andrebbe meglio ad attività più piccole, dal bar Eden alla pasticceria Fauzia. Cifre più che raddoppiate rispetto allo scorso anno (97 euro fino ad oggi contro i 206 previsti dal nuovo regolamento) e quattro volte più alte di quelle di attività analoghe a pochi chilometri di distanza. «Due settimane fa abbiamo incontrato l'amministrazione comunale - afferma Alessandro Cerrai, direttore di Confesercenti - ma dopo quell'incontro non abbiamo ricevuto alcuna proposta rispetto agli sgravi promessi. Ed è chiaro che non basteranno semplici correttivi. Di conseguenza abbiamo deciso di tornare a riunirci questo giovedì, per decidere insieme cosa fare sempre che nel frattempo non arrivino novità». Gli effetti dei rincari, del resto, potrebbero essere ben più gravi di una serrata da parte delle attività commerciali. «Di fronte ad aumenti di questo tipo - continua Vannozzi - alcune attività potrebbero decidere di ridurre il personale o, come detto, restare chiusi facendo venire meno un servizio e creando anche un danno all'immagine di Viareggio e della passeggiata. Non escludo che la decisione presa vada nella direzione di disincentivare le verande a vantaggio dell'utilizzo di ombrelloni. Ma forse in Comune non si rendono conto che d'inverno con gli ombrelloni nessuno lavora. Se non si trova una soluzione sicuramente io sarò uno di quelli costretti a ridurre le verande. Ma c'è chi senza spazi esterni rischia di smettere di lavorare perché i locali sono piccoli e non possono ospitare sedie e tavolini. Quello che ci dispiace è che l'amministrazione non sembra capire la gravità di questi momenti».
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