Il Tirreno

Versilia

Caccia alla banda del colpo da Calosci

Claudio Vecoli
La gioielleria «Calosci» in Passeggiata
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La gioielleria «Calosci» in Passeggiata

I tre rapinatori forse «trasfertisti» del crimine. E il bottino sfiora i 500mila euro

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 VIAREGGIO. Supera abbondantemente i 200mila euro di bottino la rapina messa a segno mercoledì sera alla gioielleria Calosci in Passeggiata. L'inventario della refurtiva che i tre banditi sono riusciti a portar via - in gran parte orologi Rolex, ma anche gioielli, preziosi e altri cronografi di valore - non è ancora stato compilato per intero, tuttavia dai primi riscontri sembra che il valore degli oggetti rubati sia ampiamente superiore all'iniziale stima fatta dai carabinieri e che potrebbe addirittura avvicinarsi al mezzo milione di euro (gli orologi e i preziosi arraffati si trovavano infatti in vetrina e dunque erano fra quelli di maggior valore commerciale).  Al di là dell'entità del bottino, però, a mettere in allarme gli inquirenti è soprattutto l'elevata professionalità della banda che ha agito. Grazie alle registrazioni sia dell'impianto a circuito chiuso di cui è dotata la gioielleria Calosci che alle immagini disponibili con il sistema di videosorveglianza messo in piedi dal Comune sulla Passeggiata è stato possibile ricostruire le fasi salienti della rapina. E proprio la dinamica del colpo lascia intendere che i tre uomini che hanno agito sono con ogni probabilità componenti di una banda specializzata in questo genere di colpi. E che dunque non hanno niente a che vedere con i recenti episodi di criminalità "minore" - vedi la rapina alla tabaccheria in via Pucci di pochi giorni prima - che si sono verificati in città.  La convinzione degli inquirenti, che comunque sembrano avere in mano elementi interessanti per uno sviluppo dell'inchiesta, è che la banda possa essere composta da persone che non hanno legami con la Versilia (se non la presenza di un "basista" del posto che possa aver fornito loro le indicazioni su dove e quando agire). Insomma, i rapinatori potrebbero essere dei cosiddetti "trasferisti", ovvero personaggi che vivono e operano altrove e che sono arrivati a Viareggio giusto per mettere a segno il colpo o, al massimo, per un sopralluogo.  Difficile anche poter dire se i banditi sono italiani o stranieri. Nei pochi istanti necessari per il colpo, infatti, nessuno di loro ha detto niente proprio per evitare di fornire indizi a chi avrebbe svolto le indagini. Un altro segno, questo, della professionalità dei componenti della banda. Anche se non arrivano conferme da parte dei carabinieri, una delle ipotesi subito vagliate è quella che i tre possano essere di Napoli o degli immediati dintorni: proprio nella cintura partenopea, infatti, si concentrano la maggior parte dei malviventi specializzati in furti e scippi legati agli orologi di lusso (in primis proprio i "Rolex"). Ma questo, al momento, sembra essere più che altro un indizio statistico.  Qualche elemento più certo, semmai, potrebbe arrivare dall'auto utilizzata dai banditi. Proprio dalle immagini incrociate riprese delle telecamere della gioielleria e da quelle del Comune sarebbe stata individuata la vettura con la quale i ladri si sarebbero poi dati alla fuga. Non è chiaro se della vettura sia disponibile soltanto il modello e il colore o anche qualche numero della targa. Elementi questi che potrebbero rivelarsi importanti soprattutto se l'auto utilizzata dalla banda non fosse stata rubata poco prima del colpo (e dunque con ogni probabilità abbandonata poco dopo) e si trattasse di un mezzo "pulito" e dunque di proprietà di qualcuno che in qualche modo è legato alla banda.  

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