Il Tirreno

Versilia

Negozi chiusi, allarme a Capezzano

Gabriele Dini
Negozi chiusi, allarme a Capezzano

Molti fondi vuoti, ma qualcuno riapre. I commercianti: «Lettera ai candidati sindaco»

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 CAPEZZANO. Un paese che perde i suoi negozi è un paese che perde la sua anima. Ma se, nonostante la crisi, si trova la forza di reagire il discorso cambia. Fa tristezza vedere i cartelli affittasi sulle vetrine delle attività commerciali chiuse lungo la Sarzanese (in questi giorni sono almeno una decina). Ma tra i rappresentanti dei commercianti c'è fiducia per il rilancio.  La crisi colpisce duro. E soprattutto i negozi più piccoli. I segni della sofferenza sono ben visibili lungo la strada principale di Capezzano, la vera spina dorsale che storicamente ha sempre tenuto in piedi l'economia del paese. Ma secondo i negozianti locali presto molte delle attività riapriranno con nuove gestioni: «E' un segno positivo - spiega il presidente del centro commerciale naturale Angelo Tofanelli - e noi siamo pronti a dare una mano a chi investe nel paese». I commercianti stanno comunque preparando un documento per chiedere ai candidati sindaco - le elezioni a Camaiore si terranno nella prossima primavera - di proporre soluzioni per risolvere i problemi del settore.  Affittasi paese. Per i negozianti locali Capezzano è un paese «in movimento». Ma per ora i cartelli affittasi e vendesi la fanno da padrone. Guidando per il centro ieri è stato possibile, tra fondi commerciali e uffici, contarne una decina. Per esempio da mesi è chiuso il bar di fronte al piazzale della Chiesa (anche se tra poche settimane, se una trattativa in corso ndrà in porto, potrebbe riaprire le serrande). Accanto al bar fanno mostra di sé altri due fondi vuoti. Attraversando la strada, sul lato monte si può notare che ancvche un'agenzia immobiliare e un altro negozio hanno gettato la spugna. Nell'edificio che ospita la pizzeria Prima o Poi (che al momento è in ferie e gode comunque di ottima salute) c'è un ufficio a disposizione.  E l'elenco potrebbe continuare, anche perché il forno di via Giacosa si sta preparando al trasferimento altrove.  Voglia di riscossa. Ma i negozianti non ci stanno a veder inserire il commercio nell'elenco delle "specie a rischio di estinzione". «In molti casi - spiega Tofanelli - le attività sono state aperte da persone magari inesperte che non hanno saputo crearsi un proprio filone. Purtroppo non è facile riuscire a resistere con questa concorrenza. Serve sapersi differenziare». Tofanelli fa notare che le attività storiche stanno resistendo e che investono sul paese. Basti vedere il caso del Bar Luana che di recente ha completamente ristrutturato il locale.  Ma non ci sono solo i locali "storici". Per esempio la pasticceria Smeraldo da qualche anno sta riscuotendo un successo clamoroso. E altri innesti "giovani" come la gelateria Cavallini hanno presto messo radici.  «Per gestire un negozio in un piccolo paese servono tante capacità - spiega Tofanelli - e noi del Ccn siamo a disposizione per aiutare chi investe a pianificare. Non è vero che i commercianti curano solo i propri affari».

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