Gioco
Sorrisi e applausi per l'arrivo del pattino simbolo del no alle aste
Matteo Tuccini
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Il corteo tra bandiere e striscioni sfila nel cuore di Bruxelles tra la sorpresa dei belgi 3 MINUTI DI LETTURA
BRUXELLES. «Europe, save us». La pronuncia è quella che è, ricorda un po' Alberto Sordi nei panni di Nando Moriconi. Tanto che a un certo punto ci si confonde, e quell'"us" urlato che vorrebbe dire "noi" diventa più simile a un "aste". Ma il concetto è chiaro: Europa, salvaci. Altrettanto chiaro è il sorprendente francese di Carlo Monti, presidente dell'associazione balneari di Viareggio. Che spiega col megafono ai belgi cosa sono venuti a fare quei «lavoratori delle spiagge italiani», scesi in piazza, più precisamente in mezzo alla rotonda Schuman, nella prima periferia di Bruxelles, per difendere i loro diritti. Con loro cori, striscioni e un pattino rosso fiammante, vero eroe della manifestazione. E' il pattino, un simbolo oltre che il protagonista del corteo dei balneari davanti ai palazzi dell'Unione europea, a suscitare la maggiore curiosità dei belgi. Piazzato in testa al corteo e spinto a mano, ne diventa la star della manifestazione. A un certo punto alcuni ragazzi si fermano, si mettono a ridere e non se ne vanno più. Altri passanti alzano lo sguardo da terra, dimenticandosi della colazione che stanno assaggiando nello splendido Parc du Cinquantenaire, o degli impegni di lavoro. Tutti restano allibiti, di fronte a un corteo che ha realizzato un miracolo, e quindi di per sé rappresenta già un successo. Perché porta nel cuore della protesta gente della Versilia che in vita sua non ha mai avuto confidenza con la piazza. E che ha deciso di partire all'alba con dei camper, farsi 1.300 chilometri attraverso l'Europa e presentarsi con i loro volti e la loro rabbia di fronte a uomini e donne che non hanno la più pallida idea di chi siano e cosa siano venuti a fare. Già, perché la missione a Bruxelles è tutto meno che semplice, da tutti i punti di vista. I balneari arrivano poco dopo le 10, in una splendida mattina di sole, di fronte all'Arcade du Cinquantenarie, a pochi minuti di cammino da Palazzo Berlaymont dove ha sede la Commissione europea. Sono una cinquantina, venuti qua con 12 camper, un camion e un furgoncino addobbati in maniera incredibile. Soprattutto agli occhi dei passanti. Un'altra ventina tra amministratori e simpatizzanti sono arrivati con i mezzi propri (chi in auto, qualcunaltro con l'aereo). Sono tutti distrutti dalla fatica ma ansioni di partire. C'è un primo colloquio con l'europarlamentare Deborah Serracchiani, si canta l'inno nazionale. E alle 13 parte il corteo verso i palazzi dell'Ue. In testa ci sono, manco a dirlo, Emiliano Favilla e Fabrizio Maggiorelli del Comitato No alle aste. Oltre ai versiliesi, ci sono imprenditori massesi, pisani, liguri e marchigiani. Da altri solo la solidarietà. I leader sindacali non hanno fatto parte della carovana e qualcuno lo sottolinea. «Se perderemo, sapremo chi ringraziare», si sibila. Il corteo attraversa il Parc tra lo stupore generale. «Da queste parti le manifestazioni sono la norma», assicura Silvia De Pasquale, versiliese trapiantata in Belgio che ha dato una mano per la riuscita dell'iniziativa. Ma vedere un piccolo esercito di uomini in maglia rossa, con bandiere "No alle Bolkestein" e tricolori in braccio, guidati da un pattino di salvataggio, non è roba da tutti i giorni. Neppure da queste parti. Arrivati alla rotonda Schuman - che è un po' il cuore geografico del quartiere europeo - la polizia che sta seguendo il corteo impone lo stop alla colorata e rumorosa comitiva. «C'è un cantiere, oltre non si può andare - spiegano gli agenti in servizio - e comunque avete tempo fino alle 15,30». Basta e avanza. I balneari urlano i loro slogan anche in inglese e francese, dando torto ai pregiudizi sulla categoria. E applaudono quando i 12 camper della trasferta girano intorno alla rotonda, suonando a tutto spiano il clacson. L'esito della battaglia è ancora incerto, quello della missione a Bruxelles no: si sono fatti notare, questo è sicuro.
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