Il dolore
29 giugno 2009. Per Roma il perito del gip è responsabile in proprio
Disastro, il ministero risponde
Donatella Francesconi
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Da sinistra: Daniela Rombi e Riccardo Antonini; lingegnere Riccardo Licciardello; i binari del disastro; il neo ministro dei trasporti Corrado Passera Per la prima volta un'istituzione nazionale parla di "strage"
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VIAREGGIO. Della compatibilità tra i due incarichi - quello per la Direzione generale del ministero dei trasporti e quello di perito del gip nell'incidente probatorio per la strage di Viareggio - «è responsabile la persona in questione». Scrive così, all'associazione "Il mondo che vorrei", nata per riunire i familiari delle vittime del disastro ferroviario di due anni fa, Amedeo Fumero, capo dipartimento dello stesso ministero. Che risponde alla sollecitazione inviatagli nei giorni scorsi da Daniela Rombi, madre di una giovane vittima e presidente dell'associazione, in merito allo strano caso di Riccardo Licciardello: ingegnere con contratto pagato da Rfi presso il ministero dei trasporti e perito del gip Silvestri, in un intrecciarsi di date e contratti firmati, nell'ambito dell'incidente probatorio per la strage di Viareggio. «Sul punto cardine della nota - continua il capo dipartimento del ministero nella risposta ai familiari delle vittime - cioè la eventuale incompatibilità del professor Licciardello nel dualismo degli incarichi (ministero ed autorità giudiziaria), ovvero la possibilità di valutare tale incompatibilità da parte di questa amministrazione - desidero sottolineare che l'insorgenza di un eventuale conflitto di interessi per un caso simile ricade esclusivamente nella responsabile consapevolezza dell'incaricato. Tanto più che non si tratta di personale dipendente dall'amministrazione ma di soggetto esterno». E - aggiunge Amedeo Fumero - «quand'anche ci si voglia limitare al solo giudizio di opportunità sulla contemporaneità dei due incarichi, esso è da ricercare comunque nella consapevolezza dell'incaricato». Parole significative che Fumero ed il ministero hanno voluto esprimere «per sensibilità istituzionale che spero venga letta come forma concreta di solidarietà». Le parole che il capo dipartimento del ministero dei trasporti usa in apertura di risposta sono le prime, di queto tenore, da parte di un'istituzione legata al mondo dei trasporti da quella maledetta notte di due anni fa. «La mattina del 30 giugno 2009 ero personalmente sul luogo del disastro», ricorda Fumero rispondendo a Daniela Rombi: «Mi colpì la indubitabile innocenza delle vittime, la distruzione dell'intimità delle loro case, l'annullamento della loro volontà di vivere e del desiderio di sperare in un avvenire ed i costruirli. Fino ad oggi non ho mai avuto modo di esternare a quanti soffrono questa mie sensazioni che erano e sono tutt'ora vivide. La solidarietà mia e del personale dell'amministrazione, che mi sento qui di rappresentare, è rimasta - forse erroneamente - pudicamente muta. Ma non per questo meno profonda. Ora, grazie alla sua sollecitazione, sento che il pudore può venire meno. E la prego di accettare, per sé e per tutti i familiari delle vittime della strage di Viareggio, il nostro senso di comunanza con l'infinita tristezza che voi avvertite per aver perso, in modo così crudele e doloroso, persone care». Parole importanti, per la grande umanità che le attraversa e perché è la prima volta che un'istituzione nazionale parla apertamente di «strage di Viareggio». Come sottolinea Daniela Rombi che ringrazia il ministero ed il suo capo dipartimento per la risposta «che sarà sottoposta alla conoscenza di tutti i familiari dell'associazione "Il mondo che vorrei"».
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