Attenzione
Asl, risarcimento da oltre 2 milioni
Donatella Francesconi
Morì dopo quattro operazioni: imperizia e negligenza dei medici
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VIAREGGIO. Due milioni e trecentomila euro: è la cifra che l'Azienda sanitaria Versilia dovrà versare ai familiari di Renzo Poli, morto poco più che cinquantenne, l'8 settembre del 2001 dopo essere stato sottoposto a quattro interventi chirurgici. La famiglia, moglie e due figli, aveva portato il caso davanti al giudice assistita dall'avvocato Carlo Andrea Gemignani. La sentenza, emessa dal giudice Michele Fornaciari, sezione distaccata Tribunale di Viareggio, è netta: alla luce delle due consulenze tecniche d'ufficio disposte ed espletate nel corso del giudizio, «le complicanze postoperatorie ed il successivo decesso di Renzo Poli sono da ricondurre ad una peritonite provocata dalla deiscenza del moncone duodenale verificatasi successivamente al primo intervento ed alla quale gli interventi successivi non riuscirono a porre rimedio». Renzo Poli fu operato il 14 agosto 2011, per una diagnosi di tumore superficiale allo stomaco, all'ospedale Tabarracci presso la divisione di chirurgia generale. L'intervento viene eseguito - ricostruisce la sentenza - dal dottor Umberto Ferro. Il giorno dopo Poli ha la febbre ed il 17 agosto le sue condizioni si dimostrano «peggiorate drasticamente», tanto che è di nuovo operato. Il 27 agosto il quadro clinico continua a peggiorare e viene praticato un terzo intervento. Il 7 settembre «sua sua richiesta» Poli viene «dimesso ed operato per la quarta volta al San Camillo e quindi di nuovo trasferito al reparto di rianimazione dell'ospedale di Viareggio». Dove muore l'8 settembre. Le perizie disposte dal giudice evidenziano una serie di fattori che il Tribunale ha ritenuto fondanti, anche contro le stesse perizie, per individuare le responsabilità dei sanitari per il decesso. E l'obbligo risarcitorio dell'Asl. Renzo Poli assumeva cortisone ed immunodepressivi perché soffriva di artrite reumatoide. Assunzione ritenuta un «fattore di rischio circa la corretta cicatrizzazione e la corretta guarigione delle anastomosi» che può «aver influito sulla deiscenza duodenale». In casi come questi, ha riferito la perizia del ctu Tonelli, «è sempre opportuno sospendere o comunque ridurre il dosaggio» della terapia cortisonica. Nel caso di Poli, però, «dalle cartelle cliniche non risultava se la terapia fosse stato sospesa o scalata nel periodo precedente il ricovero». Ma non è solo questo ad aver orientato la decisione del giudice. Il ctu ha riferito - racconta la sentenza - che «nel diario clinico relativo alle prime due giornate post operatorie non si fa menzione circa lo stato dei drenaggi e viene riportato un decorso regolare". Nella certella clinica - sottolinea il giudice Fornaciari - sono state rilevate carenze anche relativamente «alle ragioni del mancato posizionamento del catetere di Foley nel corso del secondo intervento». Tutti i fatti messi insieme, scrive ancora il giudice, «non possono tradursi in una presunzione di correttezza dell'operato di chi tale cartella doveva adeguatamente e compiutamente redigere. Ma tutto all'opposto vanno a suo discapito. Pertanto le supposizioni del ctu circa il fatto che la mancanza dei dati rilevati facciano propendere per l'adeguatezza dell'operato dei sanitari non possono essere recepite. Dovendosi al contrario concludere per l'inadeguatezza di tale operato». Tutto ciò considerato «non può dunque che concludersi», scrive ancora il giudice, «nel senso dell'effettiva sussistenza, nell'operato dei sanitari, di profili di negligenza/imperizia che, in quanto indubbiamenti causali del decesso del Poli fondano la responsabilità dei sanitari medesimi per tale decesso e dunque l'obbligo risarcitorio» da parte dell'Asl. L'Azienda sanitaria oggi diretta da Giancarlo Sassoli ha proposto appello chiedendo la sospensione dell'efficacia esecutiva. E, dunque, del pagamento. «Si tratta di una sentenza esemplare - commenta invece l'avvocato Gemignani - poiché riconosce ogni voce di danno alla moglie e ai figli» del paziente prematuramente scomparso.
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