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Versilia

Aborti e nascite nello stesso reparto «Non ci sono letti»

L’ingresso del presidio ospedaliero Versilia
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L’ingresso del presidio ospedaliero Versilia

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 VIAREGGIO. Donne costrette a scegliere l'aborto e a farlo a due passi da chi festeggia una nascita. Materialmente un problema di spazi e di leggi. Psicologicamente un dramma devastante per chi vuole essere madre ma non può. E anche se il personale medico cerca di creare barriere protettive nei confronti di chi rinuncia alla maternità l'impatto emotivo di trovarsi all'interno di un reparto addobbato con fiocchi rosa e celesti resta, per molte donne, insostenibile.  Ha provato a raccontarlo E.C., una giovane mamma viareggina che non ha potuto permettersi di mettere al mondo il terzo figlio. In una lunga lettera spiega di aver scelto l'interruzione di gravidanza con grande sofferenza ma di non essere riuscita a sottoporsi al raschiamento (così si chiama l'intervento chirurgico per chi interrompe volontariamente la gravidanza) all'ospedale Versilia. Quando ha capito che sarebbe stata ricoverata in ostetricia ha deciso con il marito di andare a Pisa dove, sostiene, questo tipo di interventi si fa in ambienti più protetti. Cosa che non sarebbe possibile al Versilia perché non ci sono, come conferma l'azienda, posti letto dedicati per le donne che decidono volontariamente di interrompere la gravidanza. In molti casi quindi le pazienti vengono ricoverate in ostetricia, dove nascono i bambini, «e di questo informiamo tutte le pazienti che si rivolgono a noi - spiegano in reparto - anche se è nostra cura adottare soluzioni che impediscano loro di condividere la stanza con puerpere o neo mamme. Situazioni del genere non si sono mai verificate».  «La nostra struttura ospedaliera - aggiunge il direttore sanitario Antonio Latella - ci consente di evitare la commistione tra le diverse pazienti. Non credo che questo sia il problema, fermo restanzo che nel caso di interruzione farmacologica della gravidanza il ricovero in ostetricia è obbligatorio». In questo caso è la legge italiana che lo impone. Quelle stesse norme che impediscono un ricovero in ginecologia in virtù delle quali le donne che hanno deciso, talvolta con sofferenza, di rinunciare alla maternità si trovano nel reparto dove nascono i bambini. Per molte di loro un dramma psicologico a cui si aggiunge la difficoltà a garantire questo tipo di prestazioni sanitarie. Al Versilia su 17 medici del reparto solo 4 non sono obiettori di coscenza. «Si tratta di un numero - continua Latella - che comunque ci consente di assicurare le prestazioni sanitarie richieste». V.L.

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