Il dolore
«Non ci farete stare zitti»
Donatella Francesconi
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Il corteo è finito sui binari Strage: di nuovo sui binari per chiedere verità e giustizia
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VIAREGGIO. «Capovolgere la potenza di Ferrovie, tutti uniti...Si può». Lo dicono forte i familiari delle vittime della strage sui binari il 29 giugno di due anni fa. E da quei binari maledetti si ricomincia, davanti al treno arrivato da Grosseto e bloccato, per gridare forte che «Viareggio non ci sta». È un fiume in piena Daniela Rombi, madre di Emanuela Menichetti, morta a soli 21 anni per le ustioni riportate, e presidente dell'associazione che riunisce i familiari delle 32 vittime. E se gli manca una parola, intorno a lei ci sono tutti gli altri. Con le foto strette al cuore. «Siamo incazzati neri», grida nel microfono. «E sarà sempre così», aggiunge una delle zie delle sorelle Mazzoni, morte insieme quella maledetta notte. Perché «non si può permettere che non venga accertata la verità per una strage come quella di Viareggio». E viene in mente che ad ascoltare queste parole vi dovrebbero essere il giudice Simone Silvestri, i suoi periti, Dario Vangi e Riccardo Licciardello. Dovrebbero guardare il corteo che sfila per via Mazzini, mentre si fa buio e dalle finestre arriva il chiarore delle luci accese intorno alle famiglie che si ritrovano. Mentre dal microfono del corteo ancora Daniela Rombi racconta: «Noi, tutti quanti siamo, i nostri cari non li abbiamo più...Non facciamo la cena per loro, non ci occupiamo più di loro, non facciamo più una carezza a questi nostri morti...». È un attimo. Perché la stazione viene incontro al corteo. E torna protagonista quello che è accaduto nell'aula dell'icidente probatorio: il perito del giudice pagato da Ferrovie, i conti che i due periti non hanno ritenuto di allegare, i calcoli «meglio ad occhio che con il computer». Rombi ricorda tutti i passaggi: «Ma perché ci volete prendere in giro così? Perché volete uccidere di nuovo i nostri 32 morti?». Ma se «quella maldetta perizia tronca le gambe», i familiari delle vittime - e con loro l'Assemblea 29 giugno e chi ha perso beni e serenità in via Ponchielli ed oggi si ritrova nel comitato Avif - gridano forte: «Non vogliamo stare zitti...Non staremo ad aspettare che la gente dimentichi e la Procura faccia arrivare la prescrizione...». Al fianco dei familiari, tanti ferrovieri e lavoratori. La Fiom provinciale e versiliese, la Cgil, i politici locali: Manuela Granaiola, Milziade Caprili, Andrea Palestini, Romina Cortopassi, Cristina Boncompagni, Alberto Corsetti, Glauco Dal Pino, i Giovani comunisti, l'associazione "Dada Viruz Project". Sottolineata soprattutto dai familiari l'assenza del sindaco, Luca Lunardini. Il quale ha ricordato come la data di ieri fosse il primo anniversario della morte della madre che lo ha visto giustamente impegnato in famiglia. Peccato solo che nessun assessore o consigliere, dei tanti che amano essere onnipresenti in sua rappresentanza, si sia sentito di proporsi al posto del primo cittadino assicurandone così comunque la presenza alla manifestazione. Un pensiero "speciale" è andato alle Ferrovie: con l'abbraccio speciale che il corteo ha voluto dre a Riccardo Antonini, ferroviere licenziato per aver fatto il consulente delle parti lese nell'incidente probatorio. Ribadita la richiesta di dimissioni per l'amministratore delegato Mauro Moretti, tra gli indagati per la strage, ed annunciato un nuovo appuntamento: il 28 novembre tutti a Roma, in occasione della inaugurazione della nuova stazione di Tiburtina.
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