La manifestazione
Lassemblea. Il Pd versiliese si è espresso per la deroga. Ma è tutto da rifare
Caso Palestini, voto nullo
Donatella Francesconi
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Da sinistra: Palestini, Fassino e Gifuni Ha partecipato una persona che non aveva diritto
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VIAREGGIO. Chi ha paura di Andrea Palestini? Potrebbe essere riassunta così la telenovela che squassa il Partito democratico ad un anno e mezzo dalle amministrative. Ex sindaco (giovanissimo), candidato al Municipio nel 2008, oggi consigliere comunale e presidente del consiglio provinciale. Dunque, incompatibile. Per lo statuto del Pd, ma non per il gruppo consiliare nel quale entrerebbe - se Palestini lasciasse - Paola Gifuni. Stretto intorno a Palestini, il gruppo che siede in consiglio comunale per mandato degli elettori ne ha appoggiato la richiesta di deroga. In base al lavoro svolto fin qui, al ruolo ricoperto nella campagna elettorale che lo ha visto sconfitto, nelle condizioni peggiori. L'assemblea territoriale del Pd di giovedì sera si è però rivelata un gran pasticcio. Con i bersaniani spaccati e la vecchia guardia (Maestrelli, Manfredi, ma anche il segretario versiliese Corsetti) schierati per il no. Insieme al gruppo ex Margherita, traghettato nelle fila di Renzi. È finita con 34 voti a favore della deroga e 33 no. Peccato che tra questi vi fosse il voto di una persona che ha partecipato all'assemblea senza farne parte e dunque avere diritto al voto. E peccato che il presidente dell'organismo, Simone Leo, abbia accettato la partecipazione al voto. Insomma, tutto da rifare. Nell'attesa del nuovo passaggio, però, emergono particolari singolari della vicenda. Come i rapporti stretti che Fabrizio Catarsi, membro della commissione di garanzia, ha tenuto con i segretari Corsetti e Dal Pino mentre veniva messo a punto il provvedimento che chiede a Palestini di lasciare uno degli incarichi. È il 6 ottobre quando Catarsi scrive: «Ho utilizzato quanto disposto dalla commisisone nazionale, non lasciando quel documento alcuna possibilità alternativa, se non quella di intimare ad Andrea (Palestini, ndr) di dare le dimissioni entro trenta giorni da uno dei due incarichi. Mi sono permesso anche di affermare che, a quanto ci consta, non esistono deroghe al principio, chiederei ad Aldo (Lasagna, presidente commissione garanzia, ndr) domani di verificare con Glauco (Dal Pino, ndr) e Alberto (Corsetti, ndr) che effettivamente sia così». A quale titolo, è la domanda inevitabile, i due segretari si sono tenuti in contatto con la commissione di garanzia, autonoma nel suo lavoro? E come mai dal testo originale del provvedimento è scomparso il giudizio sull'operato di Paola Gifuni? Finito poi in un testo a parte nel quale si dice che la stessa «ha mostrato di contravvenire alle più elementari regole di vita comunitaria, facendo continue pressioni improprie al telefono anche con toni che definire offensivi è poco, e permettendo al marito Fabrizio Miracolo di fare anch'esso esternazioni scomposte ed inopportune».
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