Sicurezza
Il Comune: non è quello di Villa Borbone ed è crollato in ben undici punti
«Abbattere il muro di via dei Lecci» Il sindaco scrive alla Sovrintendenza
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Lo striscione dopo lincidente 2 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. Demolire il muro di via dei Lecci: è la richiesta che il sindaco Lunardini (insieme al vice, Costagliola) ha inviato al nuovo Sovrintendente, architetto Agostino Bureca. Sono passati 6 anni dalla morte di Veronica Giunta, 17 anni all'epoca in cui si schiantò in motorino contro quel muro. I suoi amici, la città, raccolsero le firme che "il Tirreno" consegnò all'allora sindaco Marcucci. Abbattere il muro, rendere via dei Lecci meno pericolosa e regalare al viale dei Tigli lo status di ciclabile e pedonale. Parco e Comune avevano a suo tempo raggiunto un accordo in tal senso. La doccia fredda è arrivata dalla Sovrintendenza che ha avviato, e concluso, il procedimento per cui «la porzione di muro della Villa Borbone - identificato in catasto nel foglio 34 e 37 - è dichiarata di interesse particolarmente importante in quanto trattasi della Villa Borbone, Limonaia e altro». Alla luce di un lavoro di approfondimento sulla questione, continua la lettera, «anche da parte dell'assessorato ai lavori pubblici, sindaco e vice-sindaco nella sua veste di assessore alla cultura si sottolinea che «il muro di via dei Lecci non è un muro della Villa Borbone, come si può facilmente dedurre da un'attenta osservazione della planimetria catastale che mostra come Villa e muro siano distanti fra loro. La Villa ha il muro voluto dall'architetto Lorenzo Nottolini ed è ancora in ottimo stato. Quello di via dei Lecci è altra cosa. Senz'altro non è stato progettato dall'architetto: è senza fondamenta, fatto di pietre spalmate e cemento, frutto di interventi successivi. È, tra l'altro, nel tempo crollato in undici parti: addirittura in un punto mancano 77 metri e in un altro 42 metri. Ci permettiamo di far presente come tale muro difficilmente possa essere considerato storico (non se trova traccia in nessun documento), né obiettivamente artistico, né tanto meno archeologico».
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