Il Tirreno

Versilia

«Servono più dati tecnici»

D.F.
In consiglio provinciale il presidente Stefano Baccelli (in piedi)
◗
In consiglio provinciale il presidente Stefano Baccelli (in piedi)

La società contesta: non è questo l'iter giusto

2 MINUTI DI LETTURA





 VIAREGGIO. «Quello che ci ha chiesto la Provincia non c'entra assolutamente niente con la procedura autorizzativa, che spetta all'ente, per le emissioni in atmosfera...». Francesco Garruto, amministratore delegato di Sea risorse, è netto: «Alcune richieste sono fuori luogo. La Provincia non è chiamata ad autorizzare l'impianto. Ma solo le sue emissioni. L'autorizzazione l'ha già rilasciata il Comune di Viareggio».  Di diverso avviso la consigliera Isaliana Lazzerini (Federazione della sinistra), presidente della commissione ambiente della Provincia: «L'ufficio ambiente di Palazzo Ducale l'ha detto chiaro: la richiesta di integrazione che Sea risorse è stata chiamata a fare serve per valutare le emissioni nell'aria. E vorrei ricordare che la Comunità europea e la normativa cui ci dobbiamo attenere è molta chiara sulla necessità di abbattere le polveri fini, cosiddette Pm10».  L'elenco delle integrazioni chieste dalla Provincia è lungo. Si comincia con «le specifiche tecniche delle singoli sezioni dell'impianto di combustione: combustore, caldaia, gruppo elettrogeno, scambio termico, abbattimento fumi». Inoltre, «dovranno essere forniti i dati relativi al rendimento complessivo dell'impianto, dando indicazioni dei singoli rendimenti (tecnico, meccanico, elettrico) e predisponendo a tal fine uno schema di flussi che dia conto del bilancio energetico dell'impianto».  Ma dovranno «essere chiariti» anche i calcoli che hanno portato alla stima dell'energia elettrica e di quella termica prodotte» e serve «una decisione dettagliata della modalità di recupero dell'energia termica prodotta, fornendo dati energetici e dettagli tecnici circa il progetto di teleriscaldamento».  L'ufficio ambiente della Provincia ha necessità di avere da Sea risorse «lo stralcio della mappa topografica nella quale siano evidenziati, oltre allo stabilimento ed ai punti di emissione, gli edifici con le loro altezze per un raggio di 500 metri».  È necessaria anche «la stima delle ricadute degli inquinanti emessi nel raggio di 500 metri, focalizzando la trattazione in particolare delle Pm10» e alla «descrizione delle tecnologie adottate per prevenire l'inquinamento in riferimento alla migliore tecnologia disponibile».  La Provincia vuole precisazioni anche in merito alla «descrizione del sistema di alimentazione e alle modalità di controllo della portata di combustibile» e una «descrizione maggiormente dettagliata delle fonte di approvvigionamento della materia prima a biomassa utilizzata in relazione ai siti di provenienza».  Lazzerini ritiene che ce ne sia abbastanza «per chiedere che la realizzazione dell'impianto di Bicchio venga sottoposto ad inchiesta pubblica, con la partecipazione dei cittadini».  Di diverso avviso l'amministratore delegato, Garruto: «Tutta questa documentazione l'abbiamo presentata al Comune. Verso la Provincia abbiamo il massimo spirito di collaborazione. Ma tutto questo non attiene assolutamente alla autorizzazione che Palazzo Ducale è chiamato a dare. Sarebbero state richieste più che legittime se ci fossa stato da dare il via libera all'esercizio dell'impianto. Ma non stiamo parlando di questo...».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web