Attenzione
A piede libero i sei cinesi arrestati per la rissa
M.T.
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NESSUN PROBLEMA. Carmelo Donzella ha un chiosco al mercato e difende la comunità cinese Sono incensurati: niente misure cautelari fino alla prossima udienza
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VIAREGGIO. Sono tutti a piede libero i 6 cinesi arrestati lunedì dopo la rissa tra banchi confinanti al mercato di piazza Cavour. Nell'udienza per direttissima il tribunale ha convalidato gli arresti, ma - accettando la richiesta dei termini di difesa - non ha disposto misure cautelari. I sei, difesi con incarico d'ufficio dagli avvocati Aldo Lasagna e Simone Lepore, sono incensurati: non hanno alcun tipo di precedente. E comunque il giudice non ha ritenuto necessari dei provvedimenti restrittivi della libertà. L'udienza è stata rinviata al 24 novembre. Per quanto riguarda i motivi che avrebbero scatenato la violenza, ieri in piazza Cavour si davano spiegazioni diverse. Secondo una versione, accreditata dal presidente del libero comitato Enrico Zocchi, la scintilla sarebbe scoppiata per contendersi un cliente. «Forse uno dei due ha cercato di "rubare" l'interesse di un possibile acquirente - dice Zocchi - e l'altro si è inviperito». Altri, invece, sostengono che tra i due banchi - gestiti da famiglie diverse - ci fossero attriti da molto tempo e che prima o poi la rissa sarebbe scoppiata. «Mai avuto problemi con loro». C'è un aspetto, però, che la maggior parte degli esercenti sottolinea: la convivenza con i cinesi è assolutamente pacifica. «Non abbiamo mai registrato problemi - spiega Carmelo Donzella - potete chiedere a chiunque. Anche perché loro lavorano senza creare alcun disturbo». Zocchi rincara la dose: «Se non ci fossero loro, con le tante aperture domenicali che fanno, il mercato sarebbe sicuramente più povero e forse si troverebbe in una condizione peggiore di quella attuale. I prezzi bassi? Ognuno è libero di fare i prezzi che vuole, così come il cliente è libero di comprare dove vuole». Tra l'altro, si nota, i banchi dei i commercianti venuti dall'Est assomigliano sempre più (per tipo di esposizione) ai colleghi italiani. «Ora preferiscono la cura e la visibilità del prodotto - dice Donzella - per mostrare la merce in maniera più chiara». Mentre i pachistani hanno un modello tutto loro, meno "occidentale".
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