Il Tirreno

Versilia

Versilia, una terra di amori proibiti Parola di Ornella

Gabriele Dini
<b>NOTE MAGICHE.</b> La Vanoni e Paoli in una foto promozionale per una loro tourn&eacute;e
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NOTE MAGICHE. La Vanoni e Paoli in una foto promozionale per una loro tournée

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 PIETRASANTA. Un'artista che ha emozionato e fatto discutere. E che adesso si racconta in un libro che contiene tanti segreti piccanti e molti aneddoti legati anche a luoghi e personaggi che hanno fatto grande la Versilia.  Nel libro "Una bellissima ragazza" scritto con il giornalista Giancarlo Dotto la cantante Ornella Vanoni - oltre che di tanti luoghi della Toscana come la Maremma, Vallombrosa, l'Elba - parla di Forte, di Torre del Lago, di Viareggio, di Mario Monicelli, di Giorgio Gaber e famiglia, delle serate alla Bussola con Sergio Bernardini e Gino Paoli.  Proprio a un imbarazzante episodio che ha come protagonisti il cantante di "Sapore di Sale" e il locale più famoso della Versilia degli anni ruggenti è dedicata una pagina del volume.  Tutti gli amanti della musica e delle cronache rosa d'antan sanno che Paoli e la Vanoni hanno avuto un'intensa storia d'amore (il cantautore genovese ha scritto "Senza fine" per lei). Ma forse non tutti sanno come è finita quella relazione burrascosa (Paoli al tempo era sposato).  A soddisfare questa curiosità pensa lo schietto racconto della Vanoni (che nel libro racconta di consumo di droga, di sesso promiscuo e di omosessualità vera o presunta). In quei giorni in tutte le radio si sentiva "Sapore di sale". E Paoli stava lavorando alla Bussola di Bernardini per una serie di concerti. La Vanoni si trovava in zona e sperava di trascorrere un po' di tempo con quell'uomo «misterioso» e dall'animo poetico (la Vanoni comunque invita tutte le donne a diffidare di quelli che scrivo versi dell'intensità di «Tu sei un attimo senza fine, tu per me sei cielo e stelle») di cui si era innamorata. Ma qualcosa andò storto. Mentre i due erano a Forte arrivò infatti la moglie di Gino Paoli. «Quel giorno arriva anche sua moglie Anna - racconta la Vanoni - ero così infelice che Bernardini mi fece ballare. Piangevo lacrime irrefrenabili sulla sua giacca».  La Vanoni racconta di essersi anche ammalata per due giorni a causa del dolore. poi quando la cantante tornò nel giardino dell'hotel, si trovò davanti Paoli e la moglie. Il cantante ne approfittò per defilarsi e lasciare sole le due donne. La moglie, in lacrime, si lamentò di non poter vivere senza Gino. Alla fine la Vanoni decise di abbandonare quella relazione. Paoli la accompagnò al treno senza chiedere nulla.  In realtà Forte fa la sua prima comparsa già qualche pagina prima, in un ricordo d'infanzia che ha come protagonisti la madre della cantante e lo scrittore Curzio Malaparte arrivato in Versilia con la sua tenda rossa.  La Vanoni racconta anche della sua paura per gli scarafaggi e di come, una volta, ebbe la disavventura di pestarne uno proprio a Forte dei Marmi.  Insomma, non tutti i ricordi della Versilia sono piccanti o nostalgici. Certo non lusinghiero, per esempio, è l'uso che viene fatto del Lago di Massaciuccoli. Descrivendo un amante non considerato all'altezza (un discografico di origine ligure) la cantante lo paragona a un lago. ed indovinate quale specchio d'acqua chiama in causa? Per rimarcare la differenza tra sé e l'amante scaricato la cantante continua. «Quel tipo aveva la vitalità del lago di Massaciuccoli. Lui è rimasto lago, io oceano».  Parole dolci vengono riservate ad altri personaggi che hanno animato la vita versiliese. Per esempio la famiglia Gaberscik, introdotta subito dopo le toccanti righe dedicate a Luigi Tenco.  La Vanoni dice di aver conosciuto per prima Ombretta Colli. Per lei usa l'aggettivo «bellissima» ma anche parole non proprio di elogio. «Era sempre a dieta. Donna spartana, in casa sua si battevano i denti dal freddo, perché lei abbassava sempre il riscaldamento».  Giorgio Gaber è invece definito «un grande», un «anarchico geniale», un uomo «spiritoso, intelligente e dolce».  Simpaticissima viene anche definita la figlia dei due, Dalia Gaberscik (adesso animatrice del Festival Gaber). «Ha preso il carattere del padre e della madre. Ride sempre». Criticata però un'abitudine della figlia del signor G: quella di «masticare sempre».  Verso la fine del libro la Vanoni parla della sua depressione (curata, tra l'altro dal medico pisano Cassano). E proprio in questo capitolo dedica spazio al maestro Mario Monicelli e al suo siucidio. «Si è ucciso come il padre. Non ha voluto aspettare di morire naturalmente. Sarebbe successo da lì a poco, ma lui voleva essere padrone del suo destino. Era un uomo furiosamente lucido e determinato».  Insomma, c'è tanta Versilia nel racconto di questa vita piena di arte, scandali e anticonformismo.

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di Redazione web