Sicurezza
Assegni da un'anziana: marito e moglie finiscono a processo
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PROCESSO. Il tribunale di ViareggioPer la coppia l'accusa è di circonvenzione di incapace In tre anni hanno ottenuto titoli per quasi 100mila euro
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FORTE. Quasi 100mila euro in tre anni, in assegni firmati da un'anziana e facoltosa signora a moglie e marito. Soldi che, secondo il fratello della donna (nel frattempo deceduta), non sarebbero il compenso per qualche ora di lavoro dei due, ma il frutto di una e vera e propria circonvenzione di incapace. Sono così finiti a processo, davanti al giudice monocratico Gerardo Boragine, Umberto Tarchi e Nadia Apolloni. Secondo la procura, nell'arco di tre anni sarebbero stati emessi a loro favore assegni per un totale di 95.600 euro. E - sempre secondo il pubblico ministero - questo non sarebbe arrivato a seguito di un vero e proprio rapporto di lavoro, ma a fronte di alcune collaborazioni: la signora operava come badante, mentre il marito, all'occorrenza, sbrigava qualche lavoretto in casa. Questo, almeno, fino al dicembre del 2007. Quando l'anziana signora muore e suo fratello comincia a far ordine nelle sue carte. Trovando anche le prove dei versamenti a facore dei due odierni imputati. E formandosi la convinzione che - appunto - non si trattava di uno 2stipendio" ma del frutto di una circonvinzione. Un'accusa che, comunque, non sarà facile da dimostrare, visto che la difesa dei due - sostenuta dall'avvocato Titano Marsili - darà battaglia nell'intento di dimostrare che soprattutto la donna, per anni, ha accudito quotidianamente la signora. L'accusa da parte sua è convinta, a partire dall'esposto del fratello che «qualcosa di strano deve essere accaduto, perché quasi centomila euro in tre anni, in assegni firmati da mia sorella a favore della coppia, non è normale». Ci sono però da chiarire alcuni fatti. Che hanno portato, ad esempio, a una causa di lavoro della coppia contro gli eredi della signora, con la richiesta di 40mila euro per presunti mancati pagamenti.
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