Il Tirreno

Versilia

«Il dirigente Galli non fu corrotto»

Matteo Tuccini
<b>IN AULA. </b>A sinistra, il tribunale di Lucca
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IN AULA. A sinistra, il tribunale di Lucca

I legali: «Non c'è traccia di denaro. E le cene non sono una prova»

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 PIETRASANTA. Non c'è traccia del denaro che lo avrebbe corrotto. Solo di una cena con del buon vino, «che non è una prova». Così come il suo comportamento - salvo qualche parolaccia, catturata dalle intercettazioni - è sempre stato in linea con il ruolo di pubblico ufficiale.  In tribunale i legali di Dante Galli affrontano il castello di accuse all'ex dirigente all'urbanistica del Comune, oggi titolare della cultura, e cercano si smontarlo pezzo per pezzo come un Lego. La posizione di Galli, del resto, è una delle chiavi di volta del processo che vede sul banco degli imputati, tra gli altri, l'ex sindaco Massimo Mallegni.  La Procura, infatti, gli affibbia un ruolo decisivo nelle operazioni immobiliari fatte a Marina, che hanno scatenato l'inchiesta. Disegnandolo come una sorta di "braccio armato" dell'ex primo cittadino.  E la difesa - nell'udienza di ieri - ha cercato di sconfessare questo ruolo. Arrivando a dire che «non è certo perché c'era di mezzo il padre del sindaco (Mario Mallegni, socio della Futura srl coinvolta nell'inchiesta) che Galli doveva dire no alle procedure per la compravendita dei terreni».  «Una cena non è corruzione». Fulvio Padovani, che assiste Galli nel processo, si riserva la chicca nel finale del suo discorso. Spiega che la corruzione, il capo d'imputazione più odioso, non regge perché «non ci sono tracce di denaro che la provano. Ci sono state delle cene (offerte dall'imprenditore Giuliano Baldini secondo l'accusa, ndr)? Non è un pasto col buon vino che può definire una corruzione. Tra l'altro, ad essere precisi, Galli ha partecipato a una sola di quelle cene».  Il caso delle aree Peep. Altro aspetto molto importante è quello della definizione delle aree per l'edilizia popolare. Lo stesso Galli, in un'intercettazione, parla di «variante anomala» per stabilire dove si costruirà. Un aggettivo ambiguo, che gli avvocati spiegano così: «Si tratta di una valutazione positiva, perché a differenza di altre amministrazioni Pietrasanta ha deciso di non fare dei ghetti. Integrando le aree Peep col resto del territorio. Una procedura pubblica, fatta con gli stessi proprietari dei terreni e passata attraverso la sedute delle commissioni urbanistiche: il che esclude a priori la possibilità di una trattativa segreta. La Procura dovrebbe saperlo. Del resto - è la stilettata dall'avvocato Padovani - senza un consulente su queste questioni le accuse sono ovviamente deboli».  «Collaboratori necessari». Per quanto riguarda l'abuso d'ufficio, che Galli avrebbe commesso - secondo gli inquirenti - nominando quattro consulenti esterni per urbanistica e lavori pubblici (Francesco Ceccarelli, Andrea Biagiotti, Carlo Moschetti e Roberto Pardini), i suoi difensori ribadiscono che «le leggi sulle collaborazioni professionali nelle pubbliche amministrative prevedono l'assegnazione di questi incarichi se non esistono professionalità simili all'interno della macchina comunale».  

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