Sicurezza
Ha custodito il prezioso lavoro del padre
D.F.
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Silvia Micheli e lauto sotto sequestro La donna morta era la figlia dello scrittore Silvio Micheli
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VIAREGGIO. «Era lei la memoria storica del padre...». Paolo Fornaciari, direttore dell'archivio storico comunale, ricorda così Silvia Natalia Micheli, figlia dello scrittore Silvio Micheli, vincitore del Premio Viareggio. Mauro Baroni, recentemente scomparso, aveva acquistato da Silvia i materiali del padre. Tra i manoscritti ci sarebbe stata anche una riscrittura "moderna" del celebre "Pane duro" con il quale Micheli vinse il Premio Viareggio nel 1946. «Silvio Micheli è stato uno dei grandi della letteratura italiana che Viareggio ha dimenticato», sottolinea Fornaciari. Sfumata la possibilità di quella pubblicazione della raccolta di tutti gli scritti, come da accordo tra la figlia di Micheli e Baroni, il materiale oggi dovrebbe essere recuperato affinché non vada perduto, ancor più alla luce della tragica scomparsa di Silvia Natalia. Che, per alcuni anni - quando era più giovane, - aveva lavorato da Bartolini. Sposata e successivamente divorziata in un matrimonio dal quale non aveva avuto bambini, la figlia dello scrittore aveva vissuto a lungo con la madre, dopo la morte del padre, prendendosi cura di lei fino alla sua morte. Dimostratrice Avon, era molto conosciura al Campo d'Aviazione dove risiedeva anche in virtù di questa professione che la portava ad entrare in molte case per proporre i cosmetici dello storico marchio di vendite porta a porta. «Silvia ora non c'è più a ricordare suo padre», commenta il pittore Marco Dolfi, «che è stato uno dei cittadini più illustri della nostra città e che non deve assolutamente essere dimenticato. Silvia, nonostante una vita di sacrifici e di dolore, è sempre stata accanto ai suoi amatissimi genitori. Non aveva mai perso il suo sorriso, la sua ricchezza nascosta nel cuore, la sua grande generosità, la sua sensibilità, sicuramente ereditata dal suo grande padre». Al quale il grande Cesare Pavese, a nome della casa editrice Einaudi, scriveva nel 1945: «La sua lettera mi fa un grande piacere. L'apprezzo e le sono grato per tutto quello che scrive. Caro Micheli, voglio conoscerla al più presto».
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