Il Tirreno

Versilia

«Stagi a pezzi, difficile studiare»

Luca Basile
<b>STAGI.</b> Una scuola con tanti problemi strutturali
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STAGI. Una scuola con tanti problemi strutturali

Gli studenti chiedono tempi certi per i lavori infiniti alla scuola

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 PIETRASANTA. La palestra che si allaga è una consuetudine. Come una consuetudine è il 'tremore' delle finestre e del lucernaio quando il vento si fa più insistente. Ci sono poi le infiltrazioni nel seminterrato, i fili elettrici penzolanti, i servizi igienici ai limiti della funzionalità.  Benvenuti al Liceo artistico Stagio Stagi, edificio da tempo in precario stato di salute, su cui tutto e di più è stato scritto e su cui ancora, da qualche mese a questa parte, la Provincia, d'intesa con il Comune ha deciso di mettere mano con una serie di importanti lavori.  Il cantiere è aperto, ma la funzionalità didattica, come gridano gli studenti, è ai minimi termini. Da qui la decisione di occupare la stessa scuola e di alzare la voce da parte di un centinaio dei circa 300 ragazzi che frequentano il plesso. Protesta che andrà avanti, con ogni probabilità, fino a sabato.  «La situazione è veramente indecente: studiare in queste condizioni, non è per niente semplice. I laboratori sono inutilizzabili, i macchinari risultano inagibili, così come inagibile è il piano superiore della scuola. Studiamo in aule piccole, i banchi sono inadatti, gli sgabelli pessimi e scomodi, le finestre non hanno i doppi vetri. Se il giorno prima ha piovuto la palestra è tutta una pozzanghera: quante volte siamo stati costretti a fare ricorso a stracci e struscini. Vuole dare uno sguardo ai nostri bagni, così per curiosità?», chiede Marco Palmerini che ci illustra la mappa del disagio. Lo scalino d'ingresso ai servizi è pericolosamente scheggiato, il water è danneggiato. Sembra tutto provvisorio, ai limiti dell'igienicità minima richiesta.  «Le tubature sono tutte scoperte e il lucernaio traballa al minimo accenno di vento. Non va bene ed è normale essere preoccupati», rilancia Marco, mentre in un'altra ala edificio, quella al pianterreno non occupata, il resto della comitiva studentesca continua regolarmente le lezioni.  «A noi servono i laboratori: frequentiamo questa scuola anche e soprattutto per le materie che propone. Ma, purtroppo, dobbiamo fare i conti con una realtà - aggiungono Elisa Zaninoni e Viola Menchini - decisamente penalizzante: il laboratorio di creta funziona, ma a scartamento ridotto, visto che spesso non c'è proprio la creta. Quello di oreficeria, così come quello del marmo invece sono inutilizzabili, per l'inagibilità dei macchinari. Va un po' meglio per quello di architettura, anche se spesso e volentieri dobbiamo limitarci ai disegni. Causa lavori ed inagibilità di vario genere hanno chiuso un certo numero di aule: quelle attuali sono piccole, incapaci di accogliere un numero elevato di studenti. La luce è scarsa, gli spazi, come detto, ristretti. Talvolta fai lezione d'italiano e, a pochi metri di distanza da te, i rumori dei macchinari ancora utilizzabili, rendono la didattica impossibile. Ovunque ci sono supporti, anche all'ingresso del corridoio: il senso di precario è evidente. Convivere con il disagio non significa accettarlo: ecco perché protestiamo per una scuola sicura e funzionale».  

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