Sicurezza
I periti del giudice vanno ad occhio
Donatella Francesconi
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La copia del picchetto nello squarcio Per misurare la corrispondenza tra plastici e squarcio è meglio del computer
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VIAREGGIO. «Perché non è stato comunicato anche noi consulenti di poter svolgere prove con i plastici? Perché affermare di averlo fatto quando è palesemente non vero?». È Riccardo Antonini, ferroviere e consulente di parte nell'incidente probatorio per la strage di Viareggio, che rivolge la domanda ai periti del gip Silvestri. «Nell'uso dei modelli - è la risposta di Dario Vangi - abbiamo detto che c'erano e che li avremmo verificati. E lo abbiamo comunicato. Non abbiamo mai detto esplicitamente che li potevate usare tutti, ma molti li hanno usati e non è stato impedito. Ciò sembrava scontato...». I modelli in questione sono quelli che rappresentanto la piegata a zampa di lepre (un pezzo dello scambio) ed il picchetto di regolazione delle curve: entrambi i pezzi sono stati sottoposti alle prove irripetibili per capire che cosa abbia squarciato la cisterna dalla quale è uscito il Gpl. Periti di Ferrovie e del giudice per le indagini preliminari sentenziano zampa di lepre. Tutto il resto dei protagonisti dell'incidente probatorio, a partire dalla Procura e dal suo perito, Paolo Toni, non hanno dubbi: è stato il picchetto. I due periti del Gip, Dario Vangi e Riccardo Licciardello, nelle due "visite" alla cisterna hanno passato molto tempo a provare e rirpovare i modellini per trovarne la corrispondenza con lo squarcio. Con quale procedura l'hanno spiegato in aula, davanti ai familiari delle 32 vittime, ai feriti, a chi ha perso la casa, pezzi di vita: ad occhio. «Si può affidare la soluzione di un problema così grande ad un modellino in vetroresina che non si capisce come sia?". È il pm Giuseppe Amodeo, della Procura di Lucca guidata da Aldo Cicala, a porre in aula la questione dei modellini. «In merito alle verifiche di compatibilità geometrica zampa di lepre-squarcio si chiede quale sistema di riferimento sia stato usato per assicurare la corretta posizione relativa tra infrastruttura e carro». Era stato Paolo Toni, perito della Procura, a porre la domanda, insistendo: «Se io sbaglio di un grado, l'allineamento ad occhio è pericolosissimo: ho 30 centimetri di errore iniziale ed ignoro completamente il vincolo con le rotaie. Come mai non avete predisposto una sperimentazione, un sistema che non portasse a valutazioni ad occhio ma scientifiche?». L'onere della risposta se l'è assunto Dario Vangi: «È molto più affidabile un posizionamento ad occhio...Posso sbagliarmi di mezzo grado ma non di più. Lo strumento Cad in questo caso non è idoneo». A questo punto è uno dei pm ad intervenire: «Voi ritenete una verifica ad occhio più precisa rispetto al Cad?». La precisione, risponde Vangi, «si sposta dallo strumento all'operatore».
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