Sicurezza
Tossina sospetta nel latte in polvere
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Uno scorcio del Cnr di San CataldoLa scoperta dopo alcuni casi di pubertà precoce in bambine viareggine
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VIAREGGIO. Casi di pubertà precoce riscontrati in alcune bambine viareggine hanno dato il la a una scoperta clamorosa realizzata da ricercatori dell'università di Pisa: nel latte in polvere esiste una tossina che può agire sugli ormoni femminili. E che può provocare squilibri ormonali. La notizia, pubblicata in una rivista specializzata, getta un'ombra sul latte artificiale. La pubertà precoce è un fenomeno in progressivo aumento in Italia. E la colpa potrebbe essere, appunto, anche del latte in polvere che assumono i neonati, che è contaminato da una micotossina che assomiglia agli ormoni femminili. Lo suggerisce lo studio di un gruppo di ricercatori dell'Università di Pisa, guidato da Francesco Massart, che lo hanno pubblicato sulla rivista internazionale The Journal of Pediatrics. La micotossina in questione é lo zearalenone, prodotta dai microfunghi Fusarium che si sviluppano su vari tipi di granaglie, e può arrivare nel latte e nella carne degli animali che vengano alimentati con mangimi contaminati. Sono stati analizzati 11 tipi di latti per neonati pretermine e 26 tipi di latti per nati a termine, oltre a 44 campioni di sette ditte di omogeneizzati di carne. Lo zearalenone è stato riscontrato in 17 (9%) dei campioni di latte (concentrazione massima 0.76 microgrammi per litro); il suo metabolita alfa-zearalenolo è stato riscontrato in 49 (26%) dei campioni di latte (concentrazione massima 12.91 microgrammi per litro) mentre il beta-zearalenolo è stato trovato in 53 (28%) campioni (concentrazione massima 73.24 microgrammi per litro). I ricercatori hanno calcolato un'assunzione media giornaliera di beta-zearalenolo per un lattante pretermine che usi i latti contaminati pari a 5.90 microgrammi per chilo di peso corporeo ogni 24 ore, mentre per un lattante non pretermine il valore è pari a 5.89 microgrammi per chilo ogni 24 ore, dati che superano anche di 10 volte le soglie massime di tolleranza indicate dalla Fao e dall'Oms. Anche gli omogeneizzati hanno presentato quantità elevate delle tossine: «La presenza di micoestrogeni negli alimenti per l'infanzia e le gravi conseguenze che questo potrebbe avere, suggerisce la necessità di una sorveglianza maggiore su questi cibi». Lo studio completa un lavoro iniziato nel 2008, in cui gli stessi ricercatori hanno dimostrato che la pubertà precoce riscontrata in alcune ragazze di Viareggio poteva essere legata proprio allo zearalenone. Quello delle tossine derivate da funghi è un problema ormai abbastanza comune: «Le micotossine sono purtroppo abbastanza comuni negli alimenti - spiega Giuseppe Rotilio, direttore del corso di laurea in Scienze della nutrizione dell'Università di Roma Tor Vergata - anche se il loro ritrovamento nel latte in polvere è abbastanza inusuale. Normalmente si generano per il deposito in silos dei cereali, se c'è un ambiente troppo umido. In Italia abbiamo centri all'avanguardia per la loro ricerca negli alimenti, sia all'Istituto superiore di sanità che al Cnr, e quindi non dovrebbe essere difficile intensificare i test anche per questo alimento».
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