La manifestazione
«Strage, vigilare sul processo»
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Da sinistra: lispettore capo della Polfer, Laurino e lavvocato DApote (Fs) Ferrovie intanto dichiarano: sicurezza non violata
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VIAREGGIO. «Il processo per la strage di Viareggio comincia molto male. Il perito del gip, autore di una perizia molto discussa, è risultato essere a libro paga delle Ferrovie». Così Manuela Granaiola, senatrice del Partito democratico, da sempre in prima fila nella vicenda della strage di Viareggio. «Trovo incomprensibile - continua Granaiola - che la scoperta di un preesistente rapporto economico del perito con Fs (non dichiarato al momento dell'assunzione dell'incarico) non ponga al gip alcun problema. Giudico invece giusti e comprensibili i dubbi dei familiari delle vittime. Si configura una situazione che conferma l'allarme sulla "dispartità di mezzi" che un potere forte come Ferrovie può mettere in campo contro le famiglie delle vittime. Una disparità che richiede una rispettosa, civile, ma nel contempo attenta e ferma vigilanza su tutto l'iter processuale». Sull'esito dell'incidente probatorio interviene anche Milziade Caprili, capogruppo della Sinistra Arcobaleno in consiglio comunale, che parla come Granaiola di «poteri forti» che «non molleranno tanto facilmente e tenteranno, sino all'ultimo, di derubricare ogni possibile responsabilità di Rfi. Per tutti noi si pone il problema di moltiplicare gli sforzi per vigilare con maggiore determinazione e maggiore continuità su tutti, ma proprio tutti i passaggi della vicenda giudiziaria. Dovremmo, dovrà la città, accompagnare il grande lavoro e il grandissimo impegno delle famiglie delle vittime, della loro associazione e dei gruppi e comitati che già stanno sul campo. Non vorremmo mai che la strage di Viareggio andasse ad allungare l'elenco delle grandi tragedie nazionali che non hanno, ancora, trovato responsabilità. Nella giornata di ieri, tesa per la tre giorni di interesse probatorio con al centro la perizia dei tecnici del gip giudicata insufficiente da tutti tranne che da Ferrovie, si è distinta la posizione di Fs. Che per bocca dell'avvocato Armando D'Apote, difensore dell'amminsitartore delegato Mauro Moretti, hanno nuovamente attaccato la Procura di Lucca. Sostenendo che per Ferrovie italiane e per il suo amministratore delegato «il processo dovrebbe essere correttamente concluso perché non si intravedono norme di sicurezza violate». Se l'affermazione non venisse da un avvocato considerato tra i più esperti ed abili in Italia, verrebbe da pensare che Ferrovie ammettono che l'ipotesi della cisterna forata da un pezzo dello scambio, come da perizia dei tecnici del gip, salva il Gruppo di Moretti da una questione che riguarda - come sostiene la Procura - proprio la sicurezza della circolazione sui binari: la presenza dei picchetti di regolazione delle curve che Rfi da anni si ripropone di sostituire una volta che sulle linee si effettuino lavori. Donatella Francesconi ALTRO SERVIZIO A PAG.12
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