Il Tirreno

Versilia

Perde al casinò e non paga: a processo

Luca Cinotti
<b>PROCESSO.</b> Il tribunale e, a destra, il casino veneziano
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PROCESSO. Il tribunale e, a destra, il casino veneziano

Aveva dato degli assegni denunciandoli poi come smarriti

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 VIAREGGIO. La passione per il gioco (specie se non si vince) oltre a far perdere un mucchio di soldi può portare anche a sedersi sulla scomoda sedia di imputato in un'aula di tribunale. Eh quanto è avvenuto a Paolo Romagnoli, fiorentino di 59 anni, sotto processo davanti al giudice monocratico Gerardo Boragine dopo la denuncia sporta dal casinò di Venezia.  Una vicenda che risale al luglio di tre anni fa e che si snoda fra tre luoghi: Venezia, Firenze e Forte dei Marmi. Nella città lagunare Romagnoli era andato a giocare a chemin de fer, uno dei classici delle carte che trova sempre ospitalità ai tavoli dei casino.  Le cose però non vanno come l'uomo sperava. Alla fine le sue perdite al tavolo verde ammontano a 96mila euro. Una somma che Romagnoli decide di coprire emettende cinque assegni. Uno del valore di 10mila euro e gli altri quattro da 21.500 euro ciascuno.  Quqlche giorno più tardi il vicedirettore di sala del casinò veneziano va in una filiale della banca popolare di Verona per mettere all'incasso i titoli, ma ha una brutta sorpresa. Nel frattempo, infatti, Romagnoli ha denunciato lo smarrimento dei suoi assegni. Per la precisione, quello del titolo da 10mila euro lo comunica alla stazione dei carabinieri di Galluzzo (Firenze), mentre a quella di Forte dei Marmi (località nella quale, probabilmente, si trovava in vacanza) denuncia la perdita di un blocchetto da dieci comprendente i quattro assegni da 21.500 euro.  A questo punto la casa da gioco decide di sporgere querela. L'accusa nei confronti di Romagnoli, però, non è quella di truffa (difficile da provare soprattutto dal punto di vista delle "intenzioni"), ma di calunnia. Quando si denuncia lo smarrimento di un assegno, infatti, implicitamente si accusa chi lo mette all'incasso del reato di furto o di ricettazione.  Il dibattimento è ancora alle battute iniziali: nella prossima udienza (fissata per febbraio) saranno sentiti alcuni dipendenti del casinò che dovranno chiarire, fra l'altro, i motivi per i quali a Romagnoli venne concesso di pagare con un assegno anziché (come usuale) in contanti.

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