Il Tirreno

Versilia

L'impresa di vivere in lutto

In ricordo di Matteo Valenti lungo il muro della fabbrica dove avvenne l’infortunio mortale
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In ricordo di Matteo Valenti lungo il muro della fabbrica dove avvenne l’infortunio mortale

Donne a confronto al convegno che riunisce le stragi d'Italia Bruciati vivi in fabbrica, lungo i binari. O sepolti sotto le macerie

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 VIAREGGIO. Madri, padri, mariti, mogli: tutti i ruoli che la vita propone, anno dopo anno. Fino a quando un disastro qualsiasi, di quelli che la mano umana non solo non sa prevenire ma spesso crea, strappano via un affetto, un pezzo della propria carne. Se n'è parlato al pimo convegno sul lutto, organizzato da Comitato Matteo Valenti, associazione "Il mondo che vorrei", Casa delle donne. Il lutto e quello che arriva dopo. Quando la vita continua e ti sembra impossibile. Ma mollare non si può, perchè sarebbe come uccidere di nuovo chi si è amato.  A confronto scrittrici, piscologhe e tante staorie: dalle donne della Thyssen, la fabbrica dove i loro uomini sono morti bruciati vivi, ai genitori dei piccoli straziati sotto le macerie della scuola di San Giuliano di Puglia, degli studenti sepolti sotto la Casa dello studente a L'Aquila, e tutte le altre associazioni e comitati che si battono perché questi lutti non siano tragiche fatalità.  «Chi avesse assistito al coinvolgente ragionamento di Daniela Rombi nel corso del convegno - commenta Milziade Caprili, presidente della Croce Verde - e avesse avuto l'opportunità di leggere la cronaca dell'incidente probatorio, si sarebbe reso conto della lucida e appassionata volontà ma anche delle difficoltà nel percorso per arrivare alla individuazione delle responsabilità relativamente alla strage del 29 giugno». Come per tutte le altre stragi d'Italia.

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